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I DIECI FIGLI CHE LA SIGNORA MING NON HA MAI AVUTO, ERIC-EMMANUEL SCHMITT – UNA RECENSIONE

Testata: Il Club dei libri
Data: 15 gennaio 2016
URL: http://www.ilclubdeilibri.com/i-dieci-figli-che-la-signora-ming-non-ha-mai-avuto-eric-emmanuel-schmitt-una-recensione/

L’anno scorso, in questo periodo, stavamo tornando a casa dopo tre bellissime settimane passate a visitare Hong Kong e alcune città della Cina confinanti con la megalopoli che era la nostra base. Tralasciando le mille mila cose di cui mi sono innamorata e le tante che mi hanno stupito e incuriosito, una di quelle che mi è rimasta più impressa di tutte è che in ogni bagno pubblico, da quello extra lusso del Mall a quello pubblico all’angolo tra due strade trafficate, c’era sempre una persona, uomo o donna, addetta alla pulizia. Giorno e notte, ogni volta che mi è capitato di entrare in una toilette pubblica, ho sempre visto qualcuno preposto alla pulizia di quel luogo di passaggio. Anche alle 02.00 di notte!

E quello che colpisce un occidentale, oltre ovviamente al fatto di scoprire l’esistenza di un addetto alle pulizie nei bagni pubblici, è che per chi lo fa quello è un mestiere come un altro, per nulla svilente o di bassa categoria. Sicuramente la loro filosofia e il loro stile di vita contribuiscono a prendere per il verso giusto ogni cosa, però per noi è decisamente strano non vedere lo scazzo sul viso di queste persone e trovare, al suo posto, un sorriso e un saluto per noi incomprensibile. E peccato che io di cantonese e mandarino non ne sappia una parola, perché magari avrei incontrato una persone saggia e affascinante quanto la signora Ming protagonista di questo libro di Eric-Emmanuel Schmitt. Come tutti sappiamo, fino al 2013 in Cina vigeva la politica del figlio unico, introdotta nel 1979 dal governo nell’ambito della pianificazione famigliare per controllare l’incremento demografico sempre maggiore in quel grande paese che rischiava il sovrappopolamento. Com’è possibile allora che questa donna cinese abbia avuto dieci figli? È la domanda che si pone il narratore occidentale di questo romanzo, dapprima indispettito per la bugia senza ritegno poi sempre meno piccato dall’accaduto.

A mano a mano che passano i giorni e che l’uomo occidentale conosce la signora Ming, è sempre più incuriosito dalle storie dei dieci figli, dalle avventure e dalle esperienze che hanno vissuto e hanno fatto vivere alla madre e al padre. A mano a mano che passano i giorni, si avvicina sempre di più a questa cultura che fa della filosofia e dei precetti di Confucio e di Buddah uno stile di vita, così diverso e lontano dal nostro ma non per questo meno giusto o legittimo. A mano a mano che passano i giorni, l’uomo indaga sempre più in se stesso e guarda alla propria vita con un occhio diverso, compiendo un viaggio introspettivo non da poco, molto filosofico e profondo. A mano a mano che scorrono le pagine, noi lettori subiamo lo stesso cambiamento e ci avviciniamo sempre meno cauti e in punta di piedi alla filosofia e allo stile di vita orientale, così tranquillo e rilassato, così diverso dallo stress e dal caos di quello occidentale. A mano a mano che scorrono le pagine, i precetti che escono dalla bocca della signora Ming e la filosofia che pervade ogni singolo episodio del romanzo, diventano sempre più famigliari e sempre meno oscuri aiutandoci e insegnandoci a vedere da un altra prospettiva il mondo intorno a noi.

Non ho letto molto di Eric-Emmanuel Schimtt, questo è solamente il secondo libro che leggo, ma ne rimango affascinata ogni volta di più e me ne innamoro nuovamente a ogni nuova lettura: la sua scrittura delicata e poetica riesce a rendere anche le vicende più dolorose sopportabili, verosimili quelle inverosimili e stupende quelle strazianti. Spero vivamente che non smetterà tanto presto di scrivere perché sarebbe davvero un gran peccato, una gran perdita.

I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto, E/O edizioni 2012, 144 pagine, tradotto da Alberto Bracci Testasecca