Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Una discesa negli inferi della Giungla

Autore: Mauro Trotta
Testata: Il Manifesto
Data: 28 gennaio 2016
URL: http://ilmanifesto.info/una-discesa-negli-inferi-della-giungla/

Il terzo capitolo della saga dedicata all’ispettore Biagio Mazzeo, da poco uscito come al solito all’interno della collana Sabot/age diretta da Colomba Rossi e Massimo Carlotto per le edizioni e/o, rappresenta una vera e propria discesa all’inferno. Intitolato Per sempre (pp. 291, euro 16,50), il nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi ripropone la struttura duale che aveva già caratterizzato il libro di esordio delle vicende del gruppo di poliziotti guidati da Mazzeo. In Una brutta storia lo scrittore sardo metteva in scena lo scontro tra i gruppi guidati dal poliziotto e dal mafioso ceceno Sergej Ivankov e, in una sorta di montaggio parallelo, narrava le vicende passate e presenti dei due capi fino allo scioglimento finale, che vedeva i vincitori avere il controllo di tutta la vita e le attività criminali della Giungla, la città teatro dello scontro. In questo caso, invece, con la stessa tecnica vengono raccontate le vicende dell’ispettore Mazzeo e della compagna di Ivankov, Vatslava Demidova. Entrambi si troveranno a dover attraversare un proprio inferno.

Per quanto riguarda la cecena, i suoi inferi dipendono direttamente da Mazzeo che, dopo aver ucciso il suo compagno, l’ha consegnata ad una banda di papponi albanesi. Trascinata in giro per l’Europa, Vatslava subirà umiliazioni, sevizie, torture indicibili. Ma non si piegherà mai, nessuno riuscirà a spezzarla e avrà sempre in mente un unico obiettivo: riuscire a vendicarsi del poliziotto italiano.

D’altro canto Mazzeo si trova a vivere il proprio inferno personale. Apparentemente ha portato il gruppo al livello più alto di potere: il controllo delle attività criminali non ha mai reso tanto, i suoi nemici all’interno della polizia e della magistratura sembrano essere stati neutralizzati. In realtà le cose si sono estremamente complicate. Innanzi tutto non c’è più quell’unione, quella coesione che caratterizzava il gruppo di poliziotti come una famiglia. Troppe cose sono successe, troppe cose Mazzeo ha tenuto nascoste agli altri. Inoltre c’è una spia all’interno del branco. E, come se non bastasse, l’ispettore si trova a subire i tentativi di controllo, le pressioni, la tutela di quelli con cui è stato costretto a scendere a patti, ovvero Irene Piscitelli, espressione di quei settori deviati dello stato che tanto peso hanno avuto nella storia italiana, e, soprattutto, la n’drangheta. E poi troppi appartenenti al branco sono morti, primo fra tutti quel Santo Spada, vecchio mentore dello stesso Mazzeo. E alcuni di loro sono stati uccisi proprio dall’ispettore.

L’unica cosa che rimane al capobranco è il sentimento di amore paterno che lo lega a Nicky, la figlia quattordicenne di Spada. E proprio in nome di questo sentimento Mazzeo matura una decisione, vuole andarsene con la ragazzina, abbandonare tutto, salvandola così da quel vortice di violenza in cui tutti vivono. Inizia a fare le sue mosse, sceglie anche un proprio successore come capo della famiglia. Gli avvenimenti però accelerano, prendendo pieghe inaspettate, le situazioni si complicano. L’inferno si fa sempre più vicino. Riuscirà Mazzeo a sottrarsi a quella spirale di orrore e violenza che lui stesso ha contribuito a creare?

Libro durissimo, davvero «nero», Per sempre – il titolo richiama una canzone di Nina Zilli che ritorna all’interno della storia – ripropone le caratteristiche fondamentali dello stile di Piergiorgio Pulixi, addirittura estremizzandole. La scrittura, infatti, è , se possibile, ancora più adrenalinica. Le descrizioni ancora più crude. La psicologia dei personaggi è presentata magistralmente, mettendo in evidenza, soprattutto nel caso del protagonista principale, l’emergere del vuoto che sembra divorare l’anima. Questa volta non sembra esserci alcuno spazio per un personaggio positivo. È come se il cancro che divora la Giungla non consenta spazi di resistenza. La critica alla società diventa allora radicale, al limite della disperazione. Ogni luce sembra essersi spenta, come negli occhi dell’ispettore Biagio Mazzeo.