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L'incantesimo delle civette

Autore: Salvatore Merlo
Testata: Il Foglio
Data: 9 febbraio 2016
URL: http://www.ilfoglio.it/libri/2016/02/09/lincantesimo-delle-civette___1-vr-138003-rubriche_c316.htm

Sullo sfondo della provincia più remota di Sicilia, e filtrato da ricordi romantici, monellerie da via Pál e fumo di “Super senza filtro”, viene sgranandosi a perdifiato questo feuilleton rapidissimo e divertente, un turbinare d’immagini e personaggi, dialoghi e dialetto, fantasie puberi e memorie adolescenziali, romanzo breve o racconto lungo di un mondo impossibile eppure verissimo. Ed ecco allora mafiosi bislacchi e maldestri che si muovono in un balletto spiritoso assieme a ragazzini avventurosi nei giorni in cui, alla fine degli anni Settanta, il paesone sonnolento di Partinico viene sconvolto dall’arrivo di una troupe cinematografica romana, impegnata a girare “Il giorno della civetta”, il film di Damiano Damiani con Claudia Cardinale e Franco Nero. Più del Sessantotto poté il cinema, a Partinico. E tanta è la frenesia, tanto è il vento del continente che d’improvviso comincia a spirare sulle strade del borgo muto e pigrissimo, che d’un tratto s’accorciano le gonne delle ragazze e s’allungano i capelli degli studenti, mentre persino i mafiosi, i mezzi mafiosi e i semplici malacarne, al bar s’abbandonano al commento da cinefili, e paragonano quella “Cosa Nostra” di celluloide a quella vera che loro conoscono per diretta frequentazione: “Ma picchì, ditemi, forza, voi conoscete un capo mafia che si veste così elegante, ‘allicchittatu’ e che si profuma?”. E c’è la Sicilia malinconica di Giuseppe Tornatore, con Partinico al posto di Bagheria, e c’è la carnalità morbida di Claudia Cardinale – “ma che pezzo di stìcchiu grandioso”, è l’espressione che vola in paese – le femmina che sconvolge i sensi e la ragione di un ragazzino in piena esplosione ormonale, così come capitava con Monica Bellucci al protagonista del film “Maléna”. E anche qui c’è quell’idea romantica eppure non fino in fondo nostalgica, d’una storia in cui è sempre presente, tra rimandi e allusioni oniriche, l’immaginario cinematografico e letterario di un’Italia provinciale, remota, in cui ancora si fumava in sala e le arene all’aperto rappresentavano un piacere composito e una libertà profumata di sogno. Come in “Nuovo cinema paradiso”, la storia tradisce i ricordi di un ex bambino siciliano oggi cresciuto e divenuto – nel continente – giornalista tra i più stimati alla Stampa di Torino, con il caldo, l'umido, la polvere di Sicilia che s’infila dappertutto, e poi l’amore per questa terra inamabile, in un gioco di specchi, tra memorie infantili e letture adulte, un impasto in cui si riconoscono Brancati e Sciascia, l’erotismo panico, il modo segreto del dire e del non dire, ma pure la tradizione dei romanzi d’avventura per ragazzi di una volta, Salgari e Ferenc Molnár.