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Quel ragazzino siciliano sedotto dal cinema e da Claudia Cardinale

Autore: Irene Bignardi
Testata: Il Venerdì
Data: 12 febbraio 2016

Tira un'aria da Nuovo cinema Paradiso, in L'incantesimo delle civette. E un po' di Marilyn, il delizioso film di Simon Curtis con Michelle Williams, dove si racconta di un giovane aiuto regista che si innamora della diva. Anche qui di amore si tratta, per una figura femminile filtrata attraverso il potere del cinema. Perché L'incantesimo delle civette racconta, in una sorta di romanzo di formazione che è anche un giallo, l'estate del 1967, quando la troupe di Damiano Damiani, accompagnato da un cast stellare (Claudia Cardinale, Franco Nero, Lee J.Cobb), si apprestava a girare Il giorno della civetta e invase la cittadina di Partinico, quella stessa di Danilo Dolci, per mettere sullo schermo il romanzo di Sciascia. C'è di tutto in questo piccolo libro di Amedeo La Mattina (che è un giornalista politico della Stampa di Torino e romanziere alla seconda prova). Il cinema, l'adolescenza, l'amore, lo sfondo della Sicilia mafiosa, l'intrecciarsi di storie private e pubblici rapimenti (la mafia progetta di rapire Franco Nero). Ma soprattutto c'è la storia d'amore, o meglio l'amore, del ragazzino Luca per la bellissima Claudia Cardinale, che illumina della sua presenza la torrida estate siciliana, mentre si prepara ad illuminare il cinema con la sua apparizione in C'era una volta il West. Ci ricorda anche, questo libro, con quanta facilità e naturalezza si intrecciassero allora le pratiche alte e basse, la scrittura cinematografica e quella letteraria. Vedi il regista stesso, Damiano Damiani, burbero e benefico, autore di film di schietta origine letteraria, come L'isola di Arturo, e successivamente di ambiziose polemiche anticlericali (Il sorriso del grande tentatore), di spaghetti western (Quién sabe?), di commedie (Un genio, due compari, un pollo), di film «civili» (Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica) e anche di film non riusciti (Pizza Connection) che non impedivano ai proteiformi registi, tuttavia, di ritornare a provarci, di rituffarsi nel grande calderone della creatività. Da rivedere, civette e grandi tentatori, polli e commissari, per studiare come funzionava il cinema per tutti.