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Gina Nahai: «Io, iraniana ebrea, tradita dai ciador nel 1979»

Autore: Farian Sabahi
Testata: Io Donna - Corriere della Sera
Data: 12 febbraio 2016
URL: http://www.iodonna.it/personaggi/interviste-gallery/2016/02/11/gina-nahai-io-iraniana-ebrea-tradita-dai-ciador-nel-1979/

«Durante la Rivoluzione iraniana del 1979 e l’ascesa dell’Ayatollah Khomeini mi sono sentita tradita da quelle donne avvolte nel ciador e da quelle bandiere nere. Fino a quel giorno ero orgogliosa di essere iraniana, per me è stato naturale considerare quei manifestanti infervorati degli impostori». Con queste parole la scrittrice ebrea iraniana Gina Nahai ricorda, nell’anniversario della Rivoluzione iraniana, l’11 febbraio del 1979. Diciott’anni appena compiuti, due anni prima Gina si era trasferita a Los Angeles con i genitori, preoccupati per le manifestazioni in atto. Come tanti altri iraniani della diaspora, Gina ha vissuto la rivoluzione in diretta tv.

Quali emozioni sono affiorate, nel 1979, guardando in diretta televisiva le manifestazioni di protesta degli iraniani contro lo scià e contro l’America?

Percepivo un forte divario tra le immagini che osservavo sul piccolo schermo e l’idea che avevo dell’Iran. Guardavo la televisione, e avevo la certezza che l’Iran che scorreva davanti ai miei occhi non fosse quello in cui ero nata ed ero cresciuta. Dopo qualche tempo, quando sono iniziate le manifestazioni a favore dell’Ayatollah Khomeini, non credevo a quello che stava succedendo. Per me era assurdo che gli iraniani volessero consegnare ai mullah le redini del nostro paese.

Nel suo ultimo romanzo, La Strega nera di Teheran (edizioni e/o) protagonisti sono gli ebrei iraniani. Per quale motivo ha deciso di raccontare questa storia?

Tutti miei romanzi ruotano attorno alla comunità ebraica dell’Iran. Anche Sunday’s Silence, ambientato in Tennessee: protagonista è un curdo di fede ebraica proveniente dall’Iran.

Quindi un personaggio due volte minoranza: dal punto di vista religioso ed etnico…

Sì, certo. E poi c’è il mio romanzo Sogni di pioggia pubblicato nel 2007 (in italiano per Mondadori, 2008) e ambientato a Teheran poco prima della rivoluzione del 1979. Protagonista di Sogni di pioggia è Yaas, una giovane donna figlia di un ebreo integrato nell’élite musulmana della capitale iraniana lacerata tra numerose identità in conflitto.

La Strega nera di Teheran è ambientato tra Teheran e Los Angeles.

Sì, è stato un passo naturale seguire quegli iraniani di fede ebraica nel loro esilio e raccontare la storia della loro migrazione negli Stati Uniti.

Dove ha preso spunto per scrivere La Strega nera di Teheran?

Tutti i miei romanzi traggono spunto da eventi reali e da personaggi veramente esistiti. La trama di “Luminous Heart” ripercorre, per esempio, gli eventi della comunità ebraica iraniana degli ultimi trent’anni. Al centro del romanzo c’è la storia dei migranti e di quello che perdono, al di là della loro appartenenza, lasciandosi alle spalle il loro paese d’origine. Racconto come questi migranti cambiano insediandosi nel paese che li ospita, e l’impatto che lasciano nelle città in cui si trasferiscono.

Quella di La Strega nera di Teheran è quindi una storia vera?

Sì, la storia è vera. Attorno a quella, ho poi costruito i miei personaggi. È la saga dei Soleyman, una famiglia di ricchi ebrei di Tehean costretta a emigrare in America dopo la rivoluzione khomeinista. È la storia della persecuzione di questa famiglia da parte di una donna, soprannominata appunto “la Strega nera”, decisa a far riconoscere il proprio figlio bastando come erede del ricco patrimonio dei Soleyman. È un romanzo che intreccia le vicende della comunità ebraica di Teheran con la rivoluzione del 1979 e le successive persecuzioni messe in atto dai Guardiani della Rivoluzione.