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La casa blu della vita e della morte

Autore: Alessio Romano
Testata: La Città di Teramo
Data: 17 febbraio 2016

Un lungo dialogo tra padre e figlio durante un viaggio in Svizzera è il tema del nuovo romanzo di Massimiliano Governi, La casa blu (e/o edizioni, pp. 141 , 10 euro). Uno scrittore in crisi, sia professionale che personale, vuole realizzare un reportage su una casa dei suicidi assistiti, la casa blu del titolo, e chiede al figlio di accompagnarlo. Tra colpi di scena e incontri che cambieranno il destino di tutti i personaggi, il racconto è costruito solo da bellissimi dialoghi che si intrecciano tra loro. Tra il padre e il figlio, che durante il viaggio in macchina discuteranno di tutto, dalla musica alla televisione, dai loro ricordi familiari (il più importante è una vacanza in Abruzzo) ai classici latini; e tra il padre e i medici della clinica che illustreranno le procedure dell'eutanasia. Massimiliano Governi ha cinque libri all' attivo con le principali case editrici italiane, ha lavorato come editor e sceneggiatore: lo intervistiamo per chidergli di farci da guida nella sua personale casa blu.

Uno dei temi del romanzo è il rapporto tra padre e figlio. In questo caso la figura paterna è quella più fragile e problematica, mentre il figlio sembra avere maggiore sicurezza e saggezza. E' un ritratto del rapporto tra la sua generazione e quella degli adolescenti di oggi?

«Non saprei, forse è un ritratto abbastanza fedele del rapporto tra mee mio figlio».

Il personaggio del figlio quindicenne è molto bello. Lui "sa".

«Sì, il personaggio del ragazzo ha carattere orfico, di profezia. C'è anche la suggestione di Cassandra, nel finale».

Il suo uso sapiente di dialoghi rende la lettura del libro estremamente scorrevole. Come mai ha scelto di raccontare la storia con questa tecnica?

«In questo libro non volevo la mediazione della descrizione. Non volevo mitigazione. Le parole esplodono solitarie e senza aiuto. Angela Bubba, riferendosi ai dialoghi del libro , ha dato una definizione che mi ha colpito. "Cartucce disperate". La cartucce disperate di un fucile automatico, dove i colpi vengono fuori da soli».

Una delle opere più citate nel suo libro è A sangue freddo, il capolavoro di Truman Capote. Si direbbe che è una lettura che l'ha segnata parecchio. È cosl?

«Sl, a tal punto che stavo scrivendo un libro sulla strage di una famiglia avvenuta tanti anni fa, proprio come il protagonista de La casa blu. Volevo fare un A sangue freddo italiano e nella mia testa sarebbe stato più potente di quello di Capote».

Ma il suo testo è ricco anche di riferimenti ad altri tipi di narrazione. Spiccano i richiami alle serie tv e in particolare a True Detective. lei è anche uno sceneggiatore: che rapporto c'è oggi tra la televisione e la scrittura?

«David Poster Wallace guardava sempre la telenovela Sentieri, diceva che c'erano moduli classici, solo che troppo patetici. Non è che io sia proprio appassionato delle serie tv, le guardo, ma senza fanatismi. L'unica che mi ha esaltato, e ispirato, è True detective. La prima stagione, ovviamente. Ma anche la seconda, che è stata molto sottovalutata, e invece era strutturata da molti punti di vista come un dramma greco, un dramma greco sulla paternità».

Non mancano riferimenti alla musica e colpisce sopratutto l'attenta analisi di My Death di David Bowie, che a leggerla ora si direbbe un omaggio per la sua improvvisa morte. Conoscendo i tempi editoriali, immagino che sia stata una drammatica coincidenza. Che effetto le fa?

«Be', certo, il libro era pronto da giugno e My death mi ha ispirato talmente tanto che all'inizio La casa blu volevo si intitolasse La mia morte. Sì, ovviamente mi ha colpito la morte di Bowie, ma gli scrittori sono abituati alle coincidenze. Proprio ierl ho avuto notizia della morte dell'uomo che ha massacrato la famiglia di cui volevo parlare nel mio A sangue freddo italiano.»

Una delle scene più importanti del libro è un flashback ambientato in Abruzzo, a Ovindoli, in cui il padre fa un ultimo tentativo per cambiare. Una scena di karaoke comica e commovente. Come mai è ambientata proprio nella nostra regione?

«Perché io e la mia famiglia abbiamo fatto proprio lì l'unica settimana bianca della nostra vita. Non dirò però se ho cantato veramente God's Comìc di Elvis Costello».