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RECENSIONE || "La Casa Blu" di Massimiliano Governi

Testata: L'officina del libro
Data: 8 marzo 2016
URL: http://officinadellibro.blogspot.it/2016/03/recensione-la-casa-blu-di-massimiliano.html?showComment=1457399173962&m=1#c3781082422331115143

Buongiorno, lettrici e lettori e buon inizio di settimana!

Ho finito qualche giorno fa l'ultimo libro di Massimiliano Governi "La Casa Blu" Edizioni E/O, un libro particolare, schietto che definirei quasi onirico.

Pur non essendo un tomo di pesantezza infinita, "La Casa Blu" affronta un tema molto discusso, di difficile risoluzione, l'eutanasia. La storia è molto semplice, un padre e un figlio si recano in Svizzera, in auto, perché il padre, ex giornalista, deve fare un reportage sulla casa blu e le persone che hanno scelto il suicidio assistito.

"Perché un malato di SLA, con le poche energie rimaste, non arriva fino alla finestra e non si schianta giù? Perché è un suicidio senza dignità"

Il figlio quindicenne è un tipetto sveglio, porta sempre con sé l'Iliade ama la serie tv "True Detective" che descrive come un vero esperto di semiotica dei media, stupendo il padre che per un largo periodo di tempo si è rinchiuso nella soffitta, smettendo di lavorare, abusando di Xanax e anti depressivi. All'interno dell'auto il padre cerca di fare conversazione con il figlio di ricreare un rapporto che forse non è mai esistito: gli chiede cosa gli piace e a sua volta cerca di aprirsi con lui come un amico.

"Ma che cos'è la depressione? Io non l'ho ancora capito. La depressione non è una vera malattia, gli uomini se la sono inventata. E allora perché fa stare così male? Perché è peggio di una cosa vera, di una malattia mortale."

Dopo aver viaggiato e qualche sosta, all'appuntamento alla Casa Blu il padre entra da solo, proibendo al figlio di seguirlo e proponendogli gli svaghi che ci sono lì intorno: un campo da calcio, i sentieri in cui passeggiare o il lago da ammirare. Il figlio capisce tutto e cerca un passaggio per tornare in Italia. Caso fortuito incontra un uomo dalla storia sfortunata, malato terminale che non è riuscito a concludere alla Casa Blu. L'uomo di origine veneta conosce bene il padre del figlio per via di un servizio che ha fatto su un evento tragico della sua vita. Il padre uscendo dalla Casa Blu - in cui parla con i medici perché depresso e non vuole più vivere - e non trovando il figlio si spaventa a tal punto che rinsavisce. Si vuole vivere.

"Le prometto che faremo di tutto per aiutarla a vivere, poi in caso, a morire."

Attraverso il dialogo tra padre e figlio, un espediente che trovo davvero funzionale, Governi riesce a spiegare perché dire si all'eutanasia, perché la depressione è una malattia bestiale ma anche perché affrontare la vita che ci circonda. Mi piace molto che il personaggio del figlio sia così maturo, sensibile alle cose del mondo; infatti il dialogo non si incentra solo sull'eutanasia o la Casa Blu, tutt'altro, è una normale conversazione tra padre e figlio sul più e sul meno ed è forse questa normalità a rendere il libro così attuale e così attraente e incalzante pur trattando un argomento per nulla semplice. Lo stile è fantastico. Ho letto le 140 pagine in due ore senza fermarmi mai, nessun senso di noia o di poco coinvolgimento.

Un libro fuori dagli schemi, dallo stile unico che consiglio se volete instillarvi il tarlo del dubbio e della riflessione.

COPERTINA 9 | STILE 8 | STORIA 7,5