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Un'amicizia impossibile a Cuba negli anni 60

Autore: Bruno Arpaia
Testata: Il Venerdì di Repubblica
Data: 15 aprile 2016

Quasi dieci anni di silenzio narrativo, poi Fabian e il caos. E nel nuovo romanzo di Pedro Juan Gutiérrez i lettori ritrovano una vecchia conoscenza: Pedro Juan, l'alter ego dello scrittore cubano, il protagonista della Trilogia sporca dell'Avana e degli altri libri ambientati nella sua isola effervescente e sordida, bella e corrotta, malandata e sensuale. Pedro Juan è sempre un picaro dalle compulsive gesta erotiche, un vitalista incorreggibile, ma stavolta le sue imprese lasciano spazio alla storia di un'amicizia quasi impossibile, quella con Fabian, timido pianista omosessuale, conosciuto sui banchi di scuola e poi ritrovato anni dopo in una puzzolente fabbrica di carne in scatola, dove entrambi sono stati mandati per punizione dal regime. I due non potrebbero essere più diversi: se Pedro Juan è il caos vitale, Fabian è l'aspirazione all'ordine, alla simmetria; se il primo sa reagire orgogliosamente alle imposizioni del periodo più buio della Rivoluzione, caratterizzato dalle persecuzioni nei confronti degli omosessuali, dal feroce controllo ideologico e dalla scarsità di beni di consumo, il secondo ne resta completamente schiacciato. Perciò, più che di due storie parallele, si tratta di due storie perpendicolari che s'incrociano in un punto, ma proseguono in direzioni opposte. Ed è il destino di Fabian a interessare maggiormente Gutiérrez: figlio tardivo di due emigrati spagnoli rovinati dalla Rivoluzione, costretto a rinunciare a una promettente carriera musicale perché frocio («la parola gay ancora non si usava»), Fabian è il vero personaggio tragico del libro, il fuoco oscuro attorno al quale ruota tutto il romanzo. Del resto, il ruolo di secondo piano di Pedro Juan non è l'unica sorpresa per gli aficionados dell'autore cubano: i temi e i tratti caratteristici della sua scrittura ci sono tutti, dal sesso al rapporto stretto fra letteratura e vita reale, ma stavolta il romanzo è ambientato a Matanzas (e non all'Avana) negli anni Sessanta e Settanta le non nel «periodo especial» degli anni Novanta); stavolta l'autore parla più esplicitamente di politica; stavolta c'è meno rabbia e più compassione, meno cinismo e più malinconia; stavolta lo stile di Gutiérrez è in qualche modo più raffinato e più «classico ». E sono tutte piacevoli sorprese.