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PER TUTTO L’ORO DEL MONDO di Massimo Carlotto

Testata: 84 Charing Cross
Data: 19 aprile 2016
URL: http://www.84charingcross.com/?p=998

Nordest. La rapina in una villa della Riviera del Brenta finisce nel sangue: rimangono uccisi il proprietario di casa e la governante. A due anni di distanza, Marco Buratti, investigatore senza licenza, viene ingaggiato insieme ai suoi soci dal figlio dodicenne di Luigina, la governante morta, per fare luce su quel crimine rimasto impunito. L’anticipo per loro è una monetina da venti centesimi. Subito il caso appare ai loro occhi esperti poco lineare. Sondando il terreno tra le bande locali dedite a questo genere di colpi, risulta immediatamente evidente che quella nella villa di Gastone Oddo, proprietario di un modesto laboratorio di capi in cachemire, è una rapina anomala: “due morti per portar via cinquantamila euro di refurtiva è da pazzi”, sentenzia Toni Brugnera, un basista della zona. Questa è la storia di una singola rapina ma è anche la storia di una terra nella sua totalità: un territorio che spesso risponde “di pancia” ai torti subiti, in un circolo vizioso di azioni delittuose inarrestabile. E quando non sono coloro dal cuore fuorilegge a finire inghiottiti nel vortice della violenza, ma la cosiddetta “gente normale”, due amici un bar e il lavoro, il male non ha più regole, quelle norme non scritte che vengono invece seguite scrupolosamente dai maestri del malaffare, dai professionisti del crimine.

Se i regolari decidono di agire al di fuori delle loro leggi perdono il senso della misura. Anche quando rubano semplicemente del denaro pubblico. Diventano squali, predatori.

La forza del romanzo sta nel mostrare quanto la strada verso il malaffare, il crimine, il male non sia un baratro e nemmeno un salto dall’altra parte della barricata, come spesso lo si concepisce; si tratta più di un piano dolcemente inclinato, la cui pendenza è talmente impercettibile da non far rendere conto che al primo compromesso si sta già scivolando inesorabilmente verso il basso. “Sono un tranquillo professionista che ha sempre posto come condizione che i gioielli non fossero macchiati di sangue”, dichiara il proprietario di una gioielleria della zona, invischiato suo malgrado nella rapina alla villa di Gastone Oddo; costui si era creduto incolume dall’essere coinvolto nel malaffare per il solo fatto di accettare merce rubata rifiutando tuttavia quella derivante da colpi finiti male.

In questo romanzo la vicinanza tra Massimo Carlotto a Jean Claude Izzo, due maestri del noir, è sorprendente. A livello di stile, le affinità più evidenti sono nell’adozione della prima persona, nei dialoghi magistralmente dosati e nella presenza di massime sparse qua e là che viene voglia di annotare subito su un taccuino.

Come in Izzo, poi, c’è una conclusione che definirei aperta, non nel senso che la storia narrata non trova compimento, ma nella misura in cui si intuisce che la vita del protagonista prosegue oltre e al di là delle pagine in cui la sua esistenza è stata raccontata, come un attore che esce di scena a spettacolo concluso ma si ha la certezza che continui a vivere dopo la chiusura del sipario.