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Vita degli elfi

Autore: Alessandra Farinola
Testata: Mangialibri
Data: 26 aprile 2016
URL: http://www.mangialibri.com/libri/vita-degli-elfi

Borgogna. Nella fattoria al limitare del bosco, insieme a sei adulti – vecchine ultraottantenni dai riccioli grigi tenuti da graziose cuffiette comprese – vive la piccola Maria. “In lei c’era un alone iridato, visibile quando si spostava, che le menti forgiate ai pascoli e ai boschi paragonavano alle vibrazioni dei grandi alberi”. E tra gli alberi, accanto agli animali del bosco, al seguito di una lepre, quella bambina speciale vive felice, regalando serenità e gioia a quelli che le sono vicini, a cominciare da quel giorno in cui la trovarono sulla neve, nella radura. L’aveva portata un bellissimo cavallo bianco, che non era proprio un cavallo ma nemmeno un uomo o un cinghiale. Da allora le stagioni si sono susseguite feconde e generose, e tutti gli abitanti del villaggio, anime semplice e contadine, sanno con certezza e accettano con candida innocenza e gratitudine che tutta quella magia sia legata alla dolce Maria. Italia. Tra le aspre montagne abruzzesi tanta neve, poca gente, per lo più contadini e pastori che accompagnano le greggi alla transumanza. Sui pendii del Gran Sasso “lavoravano molto, pregavano altrettanto e proteggevano una piccola che parlava come se cantasse e sapeva rivolgersi agli spiriti delle rocce e delle combe”. La piccola è Clara, “cresciuta con un parroco di campagna e la sua anziana perpetua semianalfabeta”. Anche lei ha un dono speciale: legge le storie nascoste tra gli spartiti musicali. A Clara nessuno ha insegnato a suonare ma quando posa le sue manine sulla tastiera del pianoforte l’emozione colpisce chi ascolta, “come una martellata che li fece piegare in due”. Con quel dono la bambina non può proprio restare in quel paesino sperduto; a Roma sì che può incontrare un maestro degno di lei. E a Roma incontrerà anche la piccola Maria: c’è qualcosa di molto, molto importante per la salvezza di tutti che soltanto loro due possono fare… La scrittrice francese di origini marocchine Muriel Burbery, insegnante di filosofia, diventata famosa nove anni fa col successo de L’eleganza del riccio (che non è, come si pensa, il suo primo romanzo ma il primo edito in Italia, seguito sempre per E/O dal suo vero esordio Estasi culinarie), scrive un romanzo completamente diverso, lontanissimo da quello che l’ha fatta conoscere al grande pubblico. Una narrazione dalla connotazione fantasy, accentuata da un linguaggio lirico, accentrato sulla lotta eterna tra Bene e Male attraverso una celebrazione del potere e della bellezza della natura e dell’arte, in particolare della musica. La cattiveria ha rotto l’equilibrio del mondo e arriva anche a minacciare il mondo degli elfi (che è vero? È sognato? È simbolico? Difficile distinguere realtà e fantasia, dice un personaggio); la magia e l’incanto nascono invece dall’empatia con la natura e con la bellezza, e dall’alleanza tra i due mondi umano e elfico, ovvero realtà e fantasia. Quando il libro è uscito in Francia, Muriel Burbery ha detto esplicitamente che un romanzo non può essere una fiaba, nonostante alcuni elementi potrebbero ammiccarvi, cosa che appunto fa l’elemento elfico, lasciato però in una dimensione non ben definita. Ha detto anche che il romanzo è stato ispirato da una suggestione nata da una frase del Libro del tè di Kakuzo Okakura del 1906 in cui l’autore rimpiange la Cina antica rispetto al mondo cinese moderno “vecchio e disincantato”. Si diceva poi di un linguaggio decisamente elegante ma a tratti ridondante, eccessivamente enfatico e quasi lezioso fino ad affaticare la lettura. Non aiuta nemmeno una narrazione un po’ frammentata che richiede tempo perché ogni tassello vada al suo posto. È, insomma, uno di quei libri ambiziosi che ottengono l’effetto di rapire il lettore, nonostante il centinaio di pagine iniziali poco scorrevoli, se lo incantano subito; ma se, al contrario, non entra subito nel suo cuore potrebbe metterne a dura prova la pazienza. Il consiglio è quindi quello di provarci, per scoprire se scatta il colpo di fulmine. Ogni libro è come una storia d’amore, bisogna provare e vedere come va a finire.