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Vita degli elfi

Testata: Libri in pantofole
Data: 2 maggio 2016
URL: http://librinpantofole.blogspot.it/2016/05/vita-degli-elfi.html

Buongiorno lettori in pantofole! Finalmente torno a parlarvi delle mie letture ^^ Sapete che aspettavo con ansia di leggere l'ultimo lavoro della Barbery (ve ne avevo già parlato qui). Del resto avevo amato L'eleganza del riccio, l'originalità dei suoi personaggi, la raffinatezza dello stile e l'ironia... purtroppo l'esperienza di lettura con Vita degli elfi non è stata esattamente la stessa e adesso lo vedremo. Ma partiamo come sempre dalla storia:

Cosa hanno in comune Clara e Maria due ragazzine di 12 anni che non si sono mai viste né incontrate? La prima cresciuta tra le asprezze di uno sperduto paese degli Abruzzi, l'altra capitata come per caso, in una notte di neve, tra gli abitanti di un villaggio della Borgogna. Sembrerebbero non avere proprio niente che le accomuni, cresciute in luoghi lontani, tra persone diverse con stili di vita diversi. Eppure molti occhi vegliano su di loro, sui loro talenti, sulle doti straordinarie che queste piccole stanno lentamente e inconsapevolmente sviluppando. Perché il Mondo delle Brume è in fermento e il Consiglio degli elfi sa che solo nelle senza radici può riporre le sue speranze nell'imminenza di uno scontro tra le forze del Bene e del Male. Le senza radici, l'ultima alleanza, non sono altro che due trovatelle di 12 anni, due bambine senza niente in comune che adesso stanno per incontrarsi...

IL MIO PENSIERO L'infanzia è il sogno in cui si capisce quello che ancora non si sa. E infatti sono due ragazzine le protagoniste di questa storia, due orfanelle, ignare del potere che le circonda e che scorre nelle loro vene. Quel potere di preveggenza e visione che le rende un'arma così importante e la sola su cui il consiglio del Mondo delle Brume possa fare affidamento nell'eterna ed atavica lotta tra Bene e Male.

Mi sono avvicinata a questo romanzo con grandissima curiosità, la Barbery ha ideato un mondo fantasy interessante e che davvero prometteva una storia avvincente. Elfi millenari che camminano per le contrade del nostro mondo, due giovani ragazze che sole possono essere il punto di contatto tra un regno fatto di brume e pietra e la realtà come noi la conosciamo, un esercito di contadini pronti ad affrontare l'ignoto per difendere la piccola da loro cresciuta con tanto amore e un vento scuro, carico di frecce di morte pronto a spazzare via un intero paese.

Insomma, i requisiti c'erano tutti per restare incollati alla pagina e allora cosa non ha funzionato? Mi sono annoiata, ecco cosa è accaduto, e davvero mi costa usare questa parola per un'autrice che mi aveva emozionata tanto e conquistata con il suo L'eleganza del riccio. Certo, ho ritrovato tutta l'ironia che la contraddistingue e il suo gusto per i personaggi fuori dagli schemi (e di personaggi fuori dal comune ce ne sono tanti in Vita degli elfi) a cominciare dalle comari borgognone con in testa la super corazzata Angèle: Il tutto, cioè la comare con i suoi otto strati invernali, gli zoccoli, tre rosari e una croce d'argento appesa a una catenina, senza dimenticare la cuffia coi nastri sulla quale aveva infilato una mantiglia di feltro grosso, doveva pesare a stento quaranta chili, e di fatto le sue novantaquattro primavere sembravano volare sui sentieri sterrati... Per non parlare dell'elfo avvinazzato Petrus che a dispetto della sua razza preferisce il vino al tè: «Mi sa che sono il solo i cui talenti si rivelano con l'amarone» disse. «Chissà perché. Mistero e brume.»

Ma nonostante questo la narrazione procede lenta, fin troppo blanda. Lo stile è prezioso, elegante, sembra quasi che l'autrice abbia perso di vista la storia per concentrarsi su descrizioni, ed excursus come se la pagina fosse la palestra per un esercizio di stile fine a se stesso. E il lettore resta in perenne attesa di eventi che si fanno via via sempre più sfocati, nebbiosi come quelle brume che circondano il Regno degli Elfi. Elfi alla cui vita, badate bene, sono dedicate ben poche pagine a dispetto del titolo del romanzo. Certo il messaggio che l'autrice vuole veicolare è importante, ed è quello di una vita a contatto con la natura e in armonia con i suoi ritmi la cui alterazione davvero può condurre alla distruzione e non è un caso che l'esercito che affianca Maria nella storia sia costituito in gran parte da contadini, uomini da sempre legati alla terra e da essa ispirati, consci della magia pronta a sprigionarsi dalle sue viscere nel bene nel male.

Il messaggio, però, non basta a dare ritmo a una narrazione che non è riuscita a emozionare davvero e a colpire al cuore la sottoscritta come invece la Barbery aveva fatto in precedenza. Due pantofole e mezzo.