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Le streghe di Lenzavacche

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: Sololibri
Data: 10 maggio 2016
URL: http://www.sololibri.net/streghe-Lenzavacche-Lo-Iacono.html

Simona Lo Iacono è un magistrato catanese, ma si occupa molto di scrittura e ha pubblicato già numerosi romanzi: “Le streghe di Lenzavacche”, finalista al Premio Strega 2016, è davvero una bella sorpresa.

Alfredo Mancuso è un maestro elementare di appena ventitré anni, siamo nel 1938 e lo vediamo assegnato alla scuola Maria Montessori di Lenzavacche, un paesino siciliano dove vive anche una strana famiglia, formata da Rosalba, ragazza madre di un bambino disabile, Felice, e Tilde, la madre di Rosalba. Le voci narranti che si alternano nel breve romanzo sono proprio due: quella del maestro, che scrive ogni sera alla “zia”, raccontandole minuziosamente ciò che avviene nelle sue difficili giornate a scuola, dove un severo direttore molto ossequiente ai dettami del fascismo ostacola la fantasia e la libertà con cui Alfredo vorrebbe impostare il suo lavoro con i suoi alunni, ignoranti figli di contadini; l’altra è la voce di Rosalba, che ha sempre vissuto con la madre in una antica casa di campagna, ereditata da generazioni di antenate che, si dice, fossero delle streghe, solo perché, nel lontano Seicento, si occupavano di letteratura.

L’incontro con un misterioso arrotino, venuto in paese non si sa da dove, fa scattare nella solitaria Rosalba una passione furibonda che avrà come frutto la nascita di un bambino, Felice, nato con evidenti e marcate anomalie fisiche, ma con una grande e profonda sensibilità. Il padre arrotino scompare senza lasciare nulla dietro di sé, prima ancora di aver saputo del figlio, e le due donne si troveranno a crescerlo da sole, con l’aiuto del farmacista, il saggio e generoso Mussumeli, che per il bambino Felice costruisce una ingegnosa giostra, formata dalle lettere dell’alfabeto, girando le quali il ragazzino riuscirà a comporre parole che gli consentono di comunicare. La prima che riesce a comporre sarà, del tutto imprevedibilmente, la parola Scuola.

Ecco allora che la vicenda del maestro Alfredo, minacciato di licenziamento perché i suoi alunni sono stati ritirati da genitori ignoranti, e quella di Rosalba e di Felice, che desidera più di ogni altra cosa andare a scuola, si intrecciano misteriosamente e miracolosamente. Una storia affascinante, insolita, commovente, piena di poesia, di profondi sentimenti di identificazione con la storia, il proprio territorio, le tradizioni, che rendono questo libro davvero magico, come le streghe del titolo, come la personalità di Felice,

“Una meraviglia, cara zia. Dovresti vederlo che scorazza per Lenzavacche con la sua sedia dorata dalle migliori ruote che Mussumeli sia riuscito a trovare” Un libro sulla potenza della lettura, della cultura, dell’insegnamento, della speranza di una vita che può essere migliore se si hanno coraggio e determinazione, come dimostrano Alfredo, Rosalba, Tilde. La didattica del maestro Alfredo, raccontata da lui stesso, a dispetto del conformismo e della retorica fascista, è un inno alla creatività, alla fantasia e alla ricchezza che un bravo insegnante può comunicare ai suoi allievi, cambiando loro per sempre la qualità della vita, che è la parte più coinvolgente de “Le streghe di Lenzavacche”:

“Io squasso le certezze di questi bambini, insinuo il dubbio che la realtà vada lacerata dalla fantasia, scombino i luoghi comuni, dico loro di cercare in ogni uomo un mistero. Non gli ho insegnato a scrivere, ma a credere che in quei segni si celasse la verità, e non gli ho spiegato la geografia, ma ho voluto che facessero un viaggio senza muoversi dal banco”.