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Cartelli, ‘ndrangheta, broker. Il narcotraffico spiegato attraverso un romanzo

Testata: Narcomafie
Data: 19 maggio 2016
URL: http://www.narcomafie.it/2016/05/19/cartelli-ndrangheta-broker-il-narcotraffico-spiegato-attraverso-un-romanzo/

Questa che segue è la postfazione al libro Prima di dirti addio, in uscita oggi per le edizioni E/O nella collana Sabot/Age scritto da Piergiorgio Pulixi. Un libro duro che fonde noir, thriller e action, capace di raccontare, con le armi della narrazione, tutte le evoluzioni dei sistemi criminali internazionali. In particolare, l’autore cagliaritano indaga i rapporti tra ‘ndrangheta e cartelli del narcotraffico mondiale. Lo scritto è stata gentilmente concesso dalla casa editrice.

Questo è un libro di fantasia. Ma a volte la verità deve indossare la maschera della finzione. Esiste davvero un’operazione che ha visto collaborare brillantemente FBI, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato italiana e diverse procure da una parte all’altra del Pacifico, che ha spezzato sul nascere l’asse ’ndrangheta- Cosa Nostra americana, solo che nella realtà l’operazione ha preso il nome di New Bridge.

Esiste anche l’inchiesta dell’FBI e della DEA chiamata Dark Waters, che ha impedito e soffocato le mire espansionistiche dei cartelli messicani sul mercato del narcotraffico europeo, dove la ’ndrangheta ha ancora il predominio sulle reti distributive, come attestano le ultime inchieste a livello europeo come l’operazione Overing.

Esiste anche un uomo chiamato El Chapo che è riuscito a scappare da un carcere federale di massima sicurezza in Messico nel luglio 2015. Per la seconda volta. El Chapo è ritenuto il capo incontrastato del cartello di Sinaloa: è l’uomo al vertice della Nueva Federación che ha vinto la guerra di bande tra narcos in Messico, e al momento è stato ricatturato e imprigionato nello stesso carcere federale da cui è fuggito due volte e da cui in passato ha governato il cartello come se fosse in libertà. Misteri messicani…

Esiste, ed è più vivido che mai, il suo sogno di soppiantare le altre organizzazioni mafiose nella distribuzione della cocaina sul mercato europeo.

Esiste, inoltre, un’operazione della CIA chiamata Timber Sycamore che nel 2013 iniziò ad armare e addestrare i ribelli sotto attacco in Siria; come scritto da due giornalisti del New York Times, M. Mazzetti e M. Apuzzo, pare che l’operazione di copertura sia stata finanziata dall’Arabia Saudita, e che questa regia occulta abbia portato, grazie ai miliardi di dollari sauditi, armamenti da guerra letale direttamente nelle mani dei terroristi, come ha dichiarato il vicepresidente degli USA Joe Biden in un discorso tenuto all’Università di Harvard e riportato il 7 ottobre 2014 dalla CNN: “Hanno fatto piovere centinaia di milioni di dollari e decine di migliaia di tonnellate di armi nelle mani di chiunque fosse in grado di combattere contro Assad, peccato che chi ha ricevuto i rifornimenti erano Al-Nusra, Al-Qaeda e gli elementi estremisti della Jihad provenienti da altre parti del mondo”. In una bella inchiesta sul mercato nero delle armi che finanziano il terrorismo islamico pubblicata sul La Stampa l’11 novembre 2015, l’inviato a New York Paolo Mastrolilli stima che la ’ndrangheta incassi circa un miliardo di euro all’anno da questo traffico. Un miliardo di euro.

Esistono uomini come Roberto Pagani, narcobroker dalle capacità manageriali geniali, capaci di far dialogare cartelli e ’ndrangheta e spostare quantità enormi di cocaina da una parte all’altra del globo con la massima facilità.

Esistono le banche compiacenti, le banche di loro proprietà, le società di investimenti, i magistrati sotto scorta, quelli bravi che vengono trasferiti solo per aver fatto troppo bene il loro mestiere, gli scambi di favori tra agenzie di intelligence, le ingerenze della politica, i rapporti tra organizzazioni mafiose e terrorismo islamico e sudamericano, i sequestri fantasma, i giornalisti sotto scorta, i collaboratori di giustizia che spariscono nel nulla, gli amministratori locali uccisi in Messico così come nel Suditalia, gli strani suicidi di alcuni banchieri, le falle nel sistema di protezione, oscure coperture istituzionali, e molto, molto altro. Soprattutto esistono donne e uomini che combattono tutto ciò: sono magistrati, ma specialmente infiltrati, appartenenti alle forze dell’ordine e alle intelligence, di cui non conosceremo mai i nomi. Agiscono nell’ombra, in silenzio, in condizioni di assoluto pericolo. A volte falliscono, e anche sulla loro morte cala il segreto. Ma la maggior parte delle volte vincono, ed è grazie a loro che operazioni e processi come New Bridge, Dark Waters, Overing, Vertigo, Cerberus, Crimine-Infinito, Minotauro, Dos Equis, Aemilia, Picciotteria e tanti altri riescono a vedere la luce.

Esistono anche le troppe vittime e la parte sana della Calabria – che è la maggior parte – composta da persone che nonostante tutto resistono, spesso sfidando con coraggio questo potere occulto che sembra invincibile. Non lo è.

Questa storia è per tutte quelle donne e tutti quegli uomini senza nome, e per il loro valoroso sacrificio.