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Eros e guerra in Sri Lanka

Autore: Renzo S. Crivelli
Testata: Il Sole 24 ore - Domenicale
Data: 12 aprile 2009

L’immagine d’una succosa noce di cocco che viene tranciata da un machete, che aprendosi, rilascia un getto di latte pieno di aromi e di sapori tropicali: ecco come verrebbe da descrivere Mosquito, il romanzo d’esordio di Roma Tearne, autrice cingalese, nata in Sri Lanka (l’antica Ceylon) e trasferitasi a dieci anni con la famiglia in Inghiterra in seguito alla guerra civile tra governativi e Tigri Tamil che da più di un quarto di secolo infiamma questo paradiso orientale. La stessa noce di cocco che Sugi, il delicatissimo domestico del romanziere Theo Samarajeeva, apre per preparare un distillato da offrirgli mentre sta alla macchina per scrivere, o che usa per farne segatura, con cui rendere lustri i pavimenti della casa in riva al mare dove i due conducono la loro esistenza. E questo perché Tearne ci mostra con grande abilità descrittiva la natura selvaggia dello Sri Lanka, densa di afrori specie notturni, nascosta negli anfratti della costa come pure nei grovigli colorati dei palmizi e nella vegetazione lussureggiante della giungla che si spinge rigogliosa fino all’oceano, simile a una colata di lava verde e calorosa; e lo fa con l’immediatezza di quel colpo che spacca la noce di cocco, tant’è che il latte, dolce e aspro a un tempo, che ne fuoriesce copioso e traboccante è paragonabile alla sua scrittura, capace di travolgere il lettore come una pioggia monsonica.

Mosquito, in effetti, è una storia d’amore in cui la bellezza della natura dialoga con l’orrore della guerra civile: una guerra che, iniziata nel 1983, ha prodotto 72.000 morti per la maggior parte civili Tamil, l’etnia insediatasi nel nord dell’isola che dista solo 19 miglia dalla costa dell’India. Al centro della narrazione sta il delicato rapporto fra Theo, uomo di mezza età, rimasto vedovo dell’italiana Anna e tornato in patria nel 1995 dopo aver fatto fortuna come scrittore in Inghilterra (tre suoi romanzo raccontano lo Sri Lanka dalla parte dei Tamil), e la giovanissima Nulani Mendes, studentessa di 17 anni, conosciuta durante una conferenza alla scuola di lei. Nulani ha un vero talento per l’arte e sviluppa, proprio attraverso una misteriosa e istintiva amicizia con Theo, una propensione alla pittura. Incaricata di fargli un ritratto, la ragazza frequenta assiduamente la sua casa e se ne innamora a poco a poco, in un gioco di attese e di trasalimenti. Ma il loro rapporto, delicatissimo e intenso nonostante la forte differenza d’età, deve fare i conti con la guerra, che li separa fatalmente. Arrestato prima dai governativi e poi erroneamente torturato dalle Tigri Tamil, l’uomo perde la memoria e abdica alla scrittura, rapito al suo affetto tenerissimo; un affetto che, per giunta, provoca la persecuzione della ragazza da pare della famiglia (Nulani, a sua volta emarginata dalla comunità, è costretta all’esilio a Londra).

Tearne, attraverso una narrazione che si rivelerà a lieto fine, scorrevole e molto poetica, riproduce con realismo l’atmosfera avvelenata degli scontri tra Tigri ed esercito cingalese all’insegna dei continui massacri, delle esplosioni kamikaze (messe in atto dai Tamil ancor prima di quelle mediorientali), delle esecuzioni in cui è ancora la metafora della noce di cocco a dare l’idea delle teste “spiccate” dai corpi con ferocia. E se il richiamo di Mosquito – in cui le zanzare anofeli apportatrici di malaria sono assimilata alla devastazione della guerriglia – va sicuramente ad Anil’s Ghost, il bel romanzo di Michael Ondaatje (suo compatriota poi trapiantato in Canada), v’è anche da dire che, in questo caso la narrazione della fragilità e della durevolezza dell’amore dei protagonisti sembra riprodurre la tavolozza di un Gauguin, tant’è la propensione ai colori di Tearne, che è anche una brava pittrice.