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Intervista a Pasquale Ruju

Testata: Sugarpulp
Data: 29 maggio 2016
URL: http://sugarpulp.it/intervista-a-pasquale-ruju/

Molti lo conoscono come uno dei più celebri sceneggiatori italiani di fumetti. Con l’uscita di Un caso come gli altri (E/O edizioni, collana Sabot/age) tanti lettori hanno cominciato ad apprezzarlo anche come autore di romanzi. Sto parlando di Pasquale Ruju, che dopo aver firmato tante belle avventure delle serie storiche Bonelli (Dylan Dog, Nathan Never, Tex) e creato personaggi del calibro di Demian e Cassidy, ha recentemente esordito nella narrativa con un bel noir che racconta alcuni lati oscuri del nostro bel paese. Lo abbiamo intervistato per sapere qualcosa in più sul romanzo e sui suoi numerosi progetti tra letteratura e fumetti.

Un caso come gli altri segna il tuo esordio letterario. Una storia di malavita che ho trovato molto originale per il punto di vista prevalentemente “femminile” dal quale è raccontata. Come è nata questa idea?

È cominciato tutto da una conversazione con l’attrice Stella Bevilacqua, una cara amica purtroppo scomparsa di recente. Si pensava di girare un cortometraggio insieme, e immaginai un confronto fra donne di carattere e fisicità opposte, con storie molto differenti. Silvia e Annamaria, un giudice e la vedova di un boss. Il corto, che ha lo stesso titolo del romanzo, lo girammo nel 2009. La storia e i personaggi però mi sono rimasti in mente. È come se chiedessero di essere raccontati in modo più ampio e articolato. Di vivere la loro avventura fino in fondo. Da qui, complici anche lo scrittore Massimo Carlotto e Colomba Rossi, di Sabot/Age, l’idea del libro.

Il romanzo descrive molto bene come avviene il radicamento delle cosche sul territorio, la loro espansione nel nord Italia e la presenza del ‘Ndrangheta nella politica e nell’alta finanza. Come ti sei documentato su questi aspetti? Quanto lavoro di approfondimento c’è dietro questa tua opera prima?

Ci sono stati due diversi momenti di documentazione. Uno per il cortometraggio e un secondo, più recente e approfondito, per il romanzo. Ho letto resoconti di processi, raccolto articoli e testimonianze, anche di prima mano, nell’arco di circa due anni. Mi interessava soprattutto indagare sull’ultima generazione di ‘Ndrangheta piemontese, quella sopravvissuta ai grandi processi e alle inchieste come Minotauro. Marcello, il marito di Annamaria, è infatti a capo di una di queste nuove cosche. A lui toccherà recuperare i contatti e i territori perduti, e consolidare un nuovo ordine malavitoso.

Che cosa significa per te noir? Quale importanza riveste oggi questo genere nel raccontare la faccia sporca della società italiana?

Come ha detto prima e meglio di me Massimo Carlotto, il noir può essere uno strumento molto potente per illuminare certi aspetti oscuri e opachi della nostra società, arrivando in qualche caso ad affiancare il giornalismo di inchiesta, sempre più raro nei media contemporanei. Ciò che leggi in un buon noir ti rimane dentro, anche molto a lungo. E qualche volta, perché no, ti fa prendere coscienza di ciò che ti circonda. Cose che magari fino a quel momento avevi scelto di non vedere.

In apparenza le Istituzioni non fanno altro che condannare la mafia e celebrare gli eroi che l’hanno combattuta. Poi, però, spesso si scopre che la politica, al sud come al nord, ci va a braccetto. La letteratura può essere uno strumento in più per debellare questo male?

Ne sono più che certo. Le parole generano pensieri, e i pensieri danno forza al cambiamento. Per questo non si può rinunciare a leggere, in un paese come il nostro, come non si può rinunciare alla cultura. Le mafie, tutte le mafie, si nutrono di ignoranza. Non puoi controllare un popolo in grado di pensare con la propria testa.

Se dovessi scegliere una canzone come colonna sonora di Un caso come gli altri, quale pezzo sceglieresti?

Per il corto avevo scelto la canzone Tempo un bellissimo pezzo di Federico Sirianni. Sarebbe una ideale colonna sonora anche per il romanzo.

Ho trovato la tua scrittura secca e fortemente visiva, il ritmo narrativo sempre alto, i personaggi perfettamente tratteggiati. Quanto ha inciso nel tuo stile la tua lunga esperienza nel fumetto? Quali ritieni siano le principali affinità e quali le differenze tra queste due forme di narrazione?

Uno sceneggiatore come me, quando scrive in prosa, deve contenere la propria voglia di visualizzare tutto, di precisare ogni ambiente, ogni espressione, ogni gesto. Bisogna lasciare spazio alla fantasia del lettore, che non ha bisogno di essere ingabbiata in pesanti descrizioni. Allo stesso tempo, lavorare sul ritmo e sulla struttura, dopo aver maturato una esperienza più che ventennale, è forse un po’ meno faticoso.

Dopo l’ottima accoglienza di Un caso come gli altri hai già un nuovo romanzo in cantiere?

Qualcosa c’è, ma se ne parlerà più avanti…

Concludiamo parlando di fumetti. Su che cosa stai lavorando e quali sono i progetti del prossimo futuro?

È un periodo di uscite, in edicola e in libreria. Capita, e i colleghi potranno comprendermi, di lavorare per mesi o anni senza clamore, poi magari le pubblicazioni arrivano tutte insieme. A maggio è stata pubblicata la seconda parte di una mia storia per Tex, Lunga Lancia, con i disegni del grande Giovanni Ticci. Sempre alla fine di maggio arriverà in edicola un mio Dylan Dog, dal titolo Vietato ai minori, disegnato dai bravissimi Davide Furnò e Paolo Armitano. Una storia molto dura e crudele ambientata nel mondo degli snuff-movies. E in questi giorni esce nelle librerie e fumetterie anche il primo Omnibus di Cassidy, una miniserie Bonelli pubblicata qualche anno fa, che torna in un cartonato lussuoso destinato agli appassionati. Progetti per il futuro? Altre storie di Tex, e poi chissà… Qualche bella sorpresa che spero si concretizzerà dopo l’estate.