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I pregiudizi di Dio di Luca Poldelmengo

Testata: The blog around the corner
Data: 1 luglio 2016
URL: http://theblogaroundthecorner.it/2016/06/i-pregiudizi-di-dio-di-luca-poldelmengo/

Margherita, una giovane madre di famiglia, sparisce nel nulla durante una gita con la famiglia. Va in macchina a prendere il cellulare, dice, e non fa più ritorno. Siamo a Mandela, 900 abitanti alle porte di Roma. È un caso di cronaca come gli altri, forse un po’ più complesso. Uno di quelli che, per i dettagli morbosi e piccanti, può assicurarsi un posto nei contenitori televisivi e sui giornali scandalistici. Il marito lancia appelli in tv perché la donna torni a casa. E invece Margherita viene ritrovata, ma seviziata e defunta. A investigare, il commissario Andrea Valente, il neo arrivato ispettore Marco Alfieri e il commissario Francesca Ralli, giunta in supporto da Roma. Gli indizi puntano verso un unico colpevole. Giulio Begucci. Il più vicino alla vittima, come spesso accade. Il più comodo. Il più antipatico, anche. Il capro espiatorio perfetto, uno che, comunque la si metta, pulito non è. «Il fatto che sia un traditore, un laido e un bugiardo compulsivo non fa di lui un assassino. Non tutti quelli che non ci piacciono sono colpevoli». Ed è qui che i nostri tre investigatori, complice anche la pressione mediatica, ricostruiscono la vicenda non sulle prove oggettive e schiaccianti (che non ci sono, non si trovano), ma in base al proprio vissuto. Andrea Valente cerca disperatamente di capire perché la moglie abbia abbandonato lui e suo figlio; come se non bastasse, deve affrontare i postumi di un incidente in servizio, un grave strascico neurologico che lui nasconde ai colleghi per paura di essere allontanato dal servizio attivo. Marco Alfieri cerca vendetta per la morte della sorella (e in parte l’ha avuta in L’Uomo Nero, ricordate?) ma preferisce passare per un ritardatario scansafatiche piuttosto che mettere a parte i colleghi delle sue indagini private; gravato inoltre dal peso di un padre “ingombrante”, i suoi comportamenti sembrano confermare l’etichetta di viziato figlio di papà che non è mai riuscito a scrollarsi di dosso. Francesca Ralli è combattuta tra l’essere professionale e il sentimento che prova (provava? prova ancora?) per Andrea Valente, con il quale ha avuto una mancata storia d’amore anni prima. Ma tutto ciò che si è tenuta dentro sta esplodendo con violenti attacchi di panico che la donna non riesce a controllare.

Sullo sfondo di una periferia degradata, partendo da un caso di cronaca – è facile riconoscere l’eco di un noto fatto reale, per il quale è stato individuato e condannato il colpevole – Luca Poldelmengo si cimenta per la prima volta nel genere poliziesco, con la classica costruzione omicidio-indagine-colpevole. Ma lo fa a modo suo, con una rilettura del genere che spiazza il lettore.

Già dal titolo, che richiama il motto nietzschiano secondo cui il Bene e il Male sono “i pregiudizi di Dio”, si capisce che le due categorie non sono così nette. Chi indaga ha i suoi scheletri nell’armadio; il primo sospettato è, apparentemente, un perfetto colpevole: debole, vizioso, squallido. Per tacere dell’ingerenza mediatica: giornali e televisione fanno da cassa di risonanza a una vicenda scabrosa, nella quale i dettagli morbosi e i sentimenti esposti senza pudore contano più della verità.

Il punto è: sarà veramente così? I buoni sono davvero dalla parte del giusto, il cattivo in torto?

Forse. O forse le carte saranno rimescolate e alla fine la verità è un’altra.

Quel che è certo è che i protagonisti torneranno presto. Le loro vite sono ormai intrecciate, hanno ancora molto da dire e non potranno tacere a lungo. E una sorpresa inaspettata è in arrivo. In che modo andrà a destabilizzare i nostri già precari investigatori… lo scopriremo nel prossimo romanzo.