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Una donna innamorata dei libri, e di un ragazzo

Autore: Brunella Schisa
Testata: Il Venerdì di Repubblica
Data: 8 luglio 2016

Il grande amore di Mayumi, bibliotecaria quarantenne di una piccola isola del New England, sono i libri in cui si immerge per dimenticare il suo tiepido matrimonio da cui è nata la sua amata bambina. La vita si svolge nella routine di una piccola cittadina fino al giorno in cui si presenta in biblioteca un diciassettenne. Per Mayumi è folgorante ossessione erotica. Inizia così il romanzo della poetessa cino-americana JenniferTseng. Le librerie e le biblioteche traboccano di storie di amori proibiti. La stessa Mayumi rilegge Lolita per cercare un appiglio alla sua follia amorosa. Si ripete come un mantra Shikata ga nai, che vuol dire c'è poco da fare. Infatti non c'è raziocinio né morale che possano arginare una passione, tanto più se è ricambiata. L'autrice pervade le pagine di un erotismo poetico, al tempo stesso evanescente e corporeo. I tormenti della protagonista, i suoi sentimenti, le sue contraddizioni declinano la passione con sconcertante umanità.

Lei è una poetessa: quanto l'ha influenzata la poesia?

«Scrivere un romanzo è stato un azzardo. Da poeta, sono innamorata del linguaggio e come tutte le persone innamorate ho corso il rischio di rimanerne schiava. Costruisco le storie in modo laborioso. Piano, come se fossero poesie, una frase per volta».

Perché ha deciso di non dare un nome al ragazzo protagonista?

«In realtà ho dato un nome al giovane ma rivelarlo mi sembrava una violazione della privacy di Mayumi. Lui è il suo segreto, un segreto che la rende felice. Il nome di lui è come un oggetto sacro: una prova della sua esistenza e anche un ricordo che Mayumi vuole tenere per sé, quindi non posso rivelarglielo».

Lei scrive: «Molte delle persone che vengono in quest'isola nascondono dei segreti». Non è un caso dunque che la storia si svolga in un'isola.

«Se esiste una geografia dell'ossessione quella è proprio l'isola. Unica distinta, limitata. L'ossessione di rimanere bloccato, separato dagli altri. Da solo sul tuo mare senza niente e nessuno, ma con la tua ossessione ben in vista».

Shikata ga nai può essere un buon mantra per liberarsi dalle proprie responsabilità.

«Sì. Troppo spesso se ne abusa. Mayumi condanna la madre inglese perché lo utilizza come scusa per negare le sue responsabilità. E anche Mayumi lo adotta quando ha bisogno di razionalizzare il suo comportamento instabile».

La bibliotecaria Mayumi suggerisce alla madre del ragazzo di leggere Elena Ferrante. A lei piace?

«Piace è una parola troppo debole. La adoro. Sa essere pungente senza sacrificare la bellezza, mi sforzo anche io di farlo, ma ci riesco con difficoltà».