Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Vita degli elfi

Autore: Giulia Scaglioni
Testata: Leggere donna
Data: 8 luglio 2016

Vita degli elfi pare il racconto di un sogno, di un mondo onirico folle, eppure coerente.

Protagoniste della storia sono due bambine, Clara e Maria. Potrebbero sembrare normali se non fossero avvolte da un'aura che ne tradisce la magia.

Sono piccole trovatelle, provenienti da terre lontane, addirittura da un’altra dimensione. Sono piccole profughe accolte da famiglie e villaggi amorevoli. Così, il libro assume la forma di un canto di speranza, di un incitamento all'accoglienza e all'amore tra i popoli, nonché tra i popoli e la natura.

Muriel Barbery sembra portare nella letteratura lo stile immaginifico del regista giapponese Hayao Miyazaki, assumendo uno stile fiabesco profondo e intelligente più proprio dello Studio Ghibli che della Disney.

Barbery mantiene il suo solito stile ricercato e raffinato, ma la fredda metropoli dei romanzi precedenti viene qui sostituita da caldi paesaggi campestri. Solo quando una delle piccole protagoniste, Clara, si trasferisce a Roma rivediamo la predominanza di interni che caratterizza L’eleganza del riccio.

L'autrice francese non si smentisce, e anche questa volta è riuscita a produrre un imperdibile capolavoro, una poesia d'amore dedicata all'immaginazione, alla scrittura, alla musica e all’arte.

I rapporti femminili descritti nel romanzo sono profondamente positivi. Clara sente un innato spirito di amicizia verso Maria. Tra questa e le anziane del villaggio in cui abita si instaura un profondo affetto, e questo rapporto tra una bambina speciale e donne meravigliose, donne di un valore alto quanto è bassa la loro estrazione sociale, ci ricorda il magnifico legame tra Renée e Paloma (L’eleganza del riccio).

Un bellissimo personaggio è Leonora, donna circondata da un alone di grazia soprannaturale, una donna che non ha bisogno di essere bella per essere sublime, e che creerà tra lei e Clara un rapporto d’affetto non colorato da tinte materne o paternalistiche. Le due non si perdono in moine, ma si apprezzano e rispettano reciprocamente.

Nel libro vediamo comunque un’elevazione dell’amore materno, un aspetto che non avevamo visto nella madre farmacodipendente dell'Eleganza del riccio. Si tratta di una maternità non biologica, che non è tale anche quando madre e figlia hanno lo stesso sangue, perché è un legame «al di là della morte e del mistero delle nascite». Vita degli elfi non è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, ma lo si assapora con estremo piacere pagina dopo pagina.