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La proprietà del trauma

Autore: Alice Balestrino
Testata: L'indice dei libri
Data: 10 luglio 2016

In Paradiso, ultimo romanzo del poliedrico Peter Matthiessen (già fondatore di "The Paris Review", agente della Cia, monaco buddista zen, attivista ambientalista, tre volte vincitore del National Book Award, non necessariamente in quest'ordine), si presenta al lettore con una copertina dall'accostamento ossimorico. Dai verdi caratteri compongono il titolo dalla nota celestiale, si diramano tre grigi binari ferroviari che, facendosi strada lungo la neve pesta e cenerina, si congiungono in un unico, ferrigno estuario che sfocia in fondo alla fotografia. La narrazione che segue non smentisce il tono della dichiarazione d'intenti della copertina, anzi, la cornice narrativa può essere letta come parafrasi di questa immagine antitetica: un ritiro spirituale esteso a tutte le fedi organizzato ad Auschwitz, a distanza di cinquant'anni dell'abbattimento dei suoi inferi cancelli.

Da questa prospettiva inedita - rivisitazione del tropo letterario del ritorno dei figli dei sopravvissuti alla Shoah alla "madrepatria proibita", proprio di molta della letteratura della seconda generazione di scrittori dell'Olocausto - l'autore interroga i modelli letterari canonici e i dibattiti contemporanei che definiscono la polisemia dell'Olocausto ricreandoli, in piccolo, nel microcosmo di un Auschwitz ripopolatosi, a distanza di mezzo secolo, di un campione di umanità varia, rappresentativa delle tensioni, spesso di segno opposto, che innervano gli odierni riferimenti alla Shoah. Cifra stilistica dell'autore, e tratto distintivo del romanzo, sono proprio il confronto critico con le norme (siano esse motivi letterari o ortodossie del pensiero) e la narrazione per contrasti (Auschwitz e il paradiso, appunto) che fanno risaltare l'opera, tra le tante proposte che fanno capolino sulle mensole delle librerie in occasione della Giornata della memoria, come lettura provocatoria e quanto mai attuale.

La prosa si snoda attraverso il percorso interiore del protagonista, l'americano Clements Olin, professore universitario e poeta, che riscopre le proprie origini e quindi la propria identità. Le sue riflessioni si stagliano sullo sfondo dei rapporti dialettici tra un emigrato ebreo apolide e rancoroso; un giovane sionista abitante di un kibbutz; una storica israeliana; un palestinese intimidito; un'opulenta e chiassosa americana; "i tedeschi" (a cui l'autore non si riferisce con nomi propri, come se il senso di colpa li rendesse indistinti, figure piane schiacciate dal peso della vergogna per le colpe della loro nazione).