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Henry Bauchau

Autore: Fabio Gambaro
Testata: La Repubblica - Almanacco dei libri
Data: 9 maggio 2009

Intervista. La Resistenza e una montagna da scalare. Un romanzo sull'amicizia, la memoria, la malattia, l'odio e l'amore. Best seller in Francia il libro di un grande vecchio della letteratura.

A novantasei anni, Henry Bauchau continua a scrivere e a sorprendere. L' autore di Edipo sulla strada e del Reggimento nero è oggi considerato uno dei più importanti scrittori di lingua francese. Ma anche uno dei più segreti. Nato in Belgio e residente a Parigi da molti anni, Bauchau- cheè stato insegnante, educatore e psicanalista, iniziando a scrivere solo dopo i quarant' anni - si è sempre tenuto alla larga dai salotti letterari, elaborando in modo molto personale una ricerca a cavallo tra narrativa, poesia e teatro, che è sempre riuscita a sorprendere i suoi molti lettori. Come ha fatto anche l' ultimo romanzo, Il compagno di scalata, un' opera densa e grave, in parte autobiografica, che in Francia l' anno scorso ha ottenuto un enorme successo di pubblico e di critica. È una storia che intreccia amicizia, ricordi della seconda guerra mondiale e meditazioni sulla morte. L' anziano protagonista è uno psicanalista che si reca tutti i giorni in ospedale per assistere la nuora che lotta contro un grave tumore. Quelle visite cariche d' emozione fanno emerge in lui il ricordo di un giovane amico, Stéphane, che molti anni prima gli ha insegnato ad arrampicare in montagna. La loro amicizia fu però travolta dalla tragedia della guerra, dato che Stéphane, entrato nelle file della Resistenza, finì vittima della violenza spietata e crudele di un colonnello nazista di nome Shadow. «Nel 1981», racconta Bauchau, «avevo scritto una prima versione molto più lunga del romanzo, senza però portare a termine il progetto. Nel 2006 ho ripreso in mano il manoscritto, riducendolo all' essenziale. Ho però conservato i due piani temporali della narrazione, quello relativo alla seconda guerra mondiale e quello situato negli anni Ottanta, dove i lunghi tragitti sulla tangenziale parigina per raggiungere l' ospedale rappresentano simbolicamente le difficoltà della vita nel caotico mondo contemporaneo».

Questo nuovo romanzo resta lontano dai miti classici che hanno caratterizzato diverse delle sue opere precedenti.
«In realtà, non ho scritto Edipo sulla strada, Antigone e Diotima e i leoni per riscrivere i miti greci. Ho cercato piuttosto di liberare i personaggi dalla prigione del mito, trasformandoli in personaggi a cui si pongono i problemi del nostro tempo».

Nelle pagine del Compagno di scalata figurano spesso i sogni. Sono una traccia della sua attività di psicanalista?
«In tutta la mia opera il sogno ha sempre svolto un ruolo rilevante. Tuttavia non è solo il lavoro che mi ha spinto a interessarmi ai sogni. Tutta la storia dell' umanità, a partire dalla Bibbia, è attraversata da tale interesse. Il sogno ci parla di un mondo più vasto di quello razionale. Il conscio, infatti, è solo una bolla che galleggia nell' immensità dell' inconscio. Le forze dell' inconscio agiscono in noi di continuo, provocando i sogni che, come gli atti mancati e i lapsus, rivelano ciò che accade dentro di noi. In questo modo, forse, ci aiutano a sormontare le resistenze inconsce che a volte paralizzare la nostra vita».

La letteratura è un luogo privilegiato per dare corpo all' universo dell' inconscio?
«La letteratura, come tutte le altre arti, deve dare forma all' irrazionale, che altrimenti resta barbaro. Per questo, Dionisio deve passare sotto il segno di Apollo. Senza il concorso dell' irrazionale, le arti restano spesso in superficie. Per esprimersi in maniera umana e ottenere risultati poetici, la forza dell' irrazionale dionisiaco deve però passare attraverso il canale della chiarezza apollinea, accettando il lavoro lento e metodico della forma».

Sul romanzo aleggia l' ombra malefica di Shadow, l' incarnazione del male...
«Il nazista Shadow rifiuta ogni regola sociale, si comporta esclusivamente in virtù del proprio piacere, che a tratti può trasformarsi in vera crudeltà. È un sadico che però trova in Stéphane qualcuno più forte di lui, sebbene in apparenza sembri uscire vittorioso dalla loro lotta».

Stéphane e Shadow rappresentano l' eterna lotta tra il bene e il male?
«Più che alla lotta tra il bene e il male, credo alla loro presenza simultanea nel mondo e negli uomini. Talvolta, come accade tra Shadow e Stéphane, l' odio può anche trasformarsi in una forma d' amore. Anche l' odio di Caino per Abele era probabilmente una forma d' amore non corrisposto. Da qui il grido di Jung: Abele, Abele che hai fatto di tuo fratello Caino?».

Al male e al dolore, nel romanzo si oppone l' amicizia. L' ascensione in montagna ne è una metafora?
«In effetti,è un romanzo sull' amicizia. La scalata però è soprattutto una metafora - forse un po' troppo facile - della vita. Implica l' idea dell' iniziazione e del rischio. Quando ci si arrampica in montagna, spesso si trasforma il dolore in piacere, in gioia della difficoltà superata. La scalata rappresenta, oltre che la felicità dello sforzo, la sofferenza necessaria e inevitabile per superare le avversità della vita».

Nel romanzo il gioco della memoria è fondamentale. Ricordare significa vivere?
«Vivere significa avanzare, ma per fare ciò ho bisogno del sostegno costante della memoria, la quale a poco a poco trasforma la percezione del passato, rivelandoci significati che ci erano ignoti nel momento in cui vivevamo determinate situazioni. Utilizzando la memoria, uno scrittore riscrive di continuo il racconto della propria vita, adattandolo al presente. Più in generale, tutti noi siamo sempre intenti a raccontarci la nostra vita, al punto che ciò talvolta c' impedisce di vedere quello che accade attorno e dentro di noi».

Alla sua età, il rapporto con la scrittura si trasforma?
«A novantasei anni non si scrive più nello stesso modo. Il vocabolario si restringe e i momenti di scrittura diventano più brevi. Per me scrivere è un modo di contemplare il mondo, ma ciò domanda molto lavoro e molta ostinazione. Come diceva Baudelaire, la vera ispirazione è il tavolo da lavoro».