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«Noi isolani, liberi e malinconici»

Autore: Lara De Luna
Testata: Lettera Donna
Data: 24 luglio 2016
URL: http://letteradonna.it/248844/lorenza-pieri-isole-minori-libri-intervista/

Anno domini 1976, l’Isola del Giglio è scossa da un avvenimento storico: i presunti colpevoli dell’attentato di Piazza Fontana vengono mandati al confino e gli isolani si ribellano. È da questo episodio mai raccontato che prende il via Isole Minori, libro d’esordio di Lorenza Pieri per E/O edizioni. Una storia forte, che prende il via da una lontana e calda estate toscana per raccontare l’importanza che «i luoghi dell’anima hanno nella nostra crescita» e la magia dell’infanzia su di una piccola isola. Un luogo che prima ti protegge e successivamente «ti respinge», lasciando un marchio indelebile nell’anima. A metà fra il romanzo di formazione e la saga familiare, scritto da un’ex editor diventata autrice, Isole Minori racconta la vita delle due sorelle protagoniste, e del Giglio, con forza e chiarezza. Raccontando una fetta degli ultimi 40 anni della storia italiana e parte dell’esperienza di vita della scrittrice stessa, perché «un’esordiente deve sempre cominciare da ciò che gli è più vicino».

DOMANDA: Quando è nato questo libro?

RISPOSTA: A volte mi vergogno a dirlo, ma questa storia ha visto la luce molto tempo fa: le prime pagine sono state scritte nel 2006. Ho tenuto il progetto nascosto a lungo e questo ha lasciato che la storia si sedimentasse dentro di me. È stato necessario lasciarla riposare, riprenderla, riscriverla. Ho rivisto il manoscritto due volte. Il tutto nei ritagli di tempo, nei momenti in cui il resto della mia vita mi lasciava libera di farlo.

D: Cosa l’ha spinta a scriverlo?

R: Tutto parte dall’isola, la mia isola: il Giglio. Checov consigliava agli esordienti di iniziare con un soggetto molto vicino, con qualcosa di conosciuto. Io ho voluto iniziare da questo luogo reale che è un luogo dell’anima, non solo un punto sulla cartina geografica. La mia infanzia sull’isola ha segnato tutta la mia vita. È stata quella la prima pietra.

D: Quanto influenza una persona il fatto di crescere in un’isola così piccola?

R: Moltissimo. Il luogo in cui si nasce è fondamentale per la vita di ognuno, ma un’isola ha un imprinting più forte rispetto a quello di una grande città. Ha una particolarità, non solo geografica ma legata allo stile di vita che si ha in un luogo così piccolo e circoscritto. Un’isola ti regala un’infanzia dorata, fatta di libertà, fiducia, di un rapporto con la natura fortissimo; ti regala un senso infinito di sicurezza e protezione. Crescendo si prova spesso l’impulso di andarsene e rimane dentro la malinconia dell’infanzia, perché non si riescono più a provare le stesse emozioni.

D: Il libro racconta una storia umana e parte della nostra storia contemporanea.

R: Volevo raccontare un episodio dell’Italia ai più ancora sconosciuto: la protesta della popolazione gigliese quando arrivarono al confino i terroristi accusati della strage di piazza Fontana. È un momento molto vivido nella memoria degli isolani e sono stati loro ad aiutarmi nella ricostruzione degli eventi. Io ero piccola, non ricordo niente, ma so che non era mai stato raccontato in questo modo quel momento storico. E sono fiera di questo. La storia di finzione che si dipana nel libro prende il via da qui.

D: Ci sono modelli letterari a cui si è ispirata?

R: Sicuramente L’isola di Arturo di Elsa Morante. In particolare per il personaggio di Pietro, che è legato e nasce in parte dall’Arturo del titolo. È stato come pensare a lui per tutto il libro, come se avessi scelto di vedere cosa sarebbe successo se fosse nato in un’altra isola e in un’altra epoca. La consonanza più forte è la natura selvatica che entrambi hanno, il modo viscerale di vivere l’essere isolano. Ci sono poi altri piccoli riferimenti, come una citazione ben nascosta di Gita al faro di Virginia Woolf. Tutta la costruzione del romanzo, invece, viene dalle letture che si sono sedimentate in me negli anni e che mi hanno permesso di trovare la mia voce.

D: Quanto ha contato la lettura nella sua vita?

R: È stata fondamentale. Ho iniziato a leggere da piccolissima e il primo libro (senza le figure) che ho ricevuto in regalo era di Giuseppe Bufalari, La barca gialla. Raccontava la storia di un ragazzino dell’Isola del Giglio, ambientata negli Anni ’50, all’epoca dei corallari (coloro che lavorano o vendono coralli, ndr). Mi colpì tantissimo e fu il primo romanzo a regalarmi il piacere della lettura autonoma. Mi fece capire la sua potenza, ed è stata una rivelazione.

D: Quanto ha influito il suo lavoro nel campo dell’editoria, nel passaggio al lavoro di scrittrice?

R: Il mio lavoro precedente è stato più un ostacolo che un vantaggio. Sono stata severissima con me stessa, ponendomi dei paletti da sola, lavorando come se avessi a che fare con il testo di un’altro scrittore. Non riuscivo a lasciarmi andare, è stato un processo molto faticoso. C’era inoltre il timore di un conflitto di interessi, infatti per promuovere il libro e cercare un editore ho usato un agente letterario e non le mie conoscenze nel campo.

D: Quali sono i prossimi progetti letterari?

R: Tornerò sicuramente a scrivere, dopo essermi liberata del fardello che comporta il lavoro dall’altra parte della barricata. Ho altre storie in mente, sempre di narrativa, e mi sento finalmente libera di sentirmi una scrittrice pura. In questo senso di libertà, in questo passaggio, ha contato moltissimo il mio trasferimento negli Stati Uniti, che mi ha permesso di essere più concentrata sulla scrittura.

D: Se dovesse consigliare un libro per l’estate, quale sarebbe?

R: Consigliare è difficilissimo: la lettura è un atto profondamente personale. Potrei farlo solo conoscendo bene la persona che ho davanti. Se il mio interlocutore fosse un ragazzo, gli consiglierei i libri di Fabio Genovesi e Niccolò Ammaniti: hanno sempre dei bellissimi personaggi adolescenti, descritti in tutta la loro complessità. È questo quello che può aiutare i ragazzi a sentirsi compresi, vicini a chi scrive. E fargli capire il potere grandioso della lettura: non farti mai sentire solo.

D: E le sue letture estive dove la porteranno?

R: Voglio finire La Scuola cattolica di Edoardo Albinati. In più ho ancora tre manoscritti inediti da valutare e forse anche un libro francese da tradurre. Le mie altre letture estive saranno manoscritti inediti, che fanno parte di quell’altra sfera di lavoro, quello editoriale, che non sono riuscita ad abbandonare.