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Quella morte che chiamiamo bianca

Autore: Nadia Tarantini
Testata: Leggendaria
Data: 15 maggio 2009

Scrivendo Da domani mi alzo tardi, suo primo romanzo, Anna Pavignano, sceneggiatrice e amica del cuore (e non solo) di Massimo Troisi, aveva stupito per la capacità inventiva, la leggerezza e la profondità, per l’atmosfera che era riuscita a creare, un’invenzione più vera della memoria – avevamo scritto su Leggendaria. Il patchwork riuscito fra ricordi, liberazione di emozioni del passato; e sublimazioni: immaginando che Massimo Troisi non fosse mai morto, che potesse tornare dopo dodici anni a pagare qualche conto sentimentale e creativo. E ora con In bilico sul mare, seconda prova narrativa, Pavignano si conferma illusionista e realista come nella prima. Immerge in un’atmosfera onirica la storia di Salvatore, marinaio per i turisti d’estate, muratore d’inverno, doppia vita come quella dei materassi che hanno due lati. E insieme la radica fortemente nella realtà di tante località costiere o isole italiane, dove andiamo per cercare un tempo che vorremmo essersi fermato.

In quel tempo, che per noi si dilata, ragazzi come Salvatore vedono invece scorrere possibilità che non si realizzano; eccitazioni malate ed effimere; vita precaria come destino. Morti oscure che – quasi un’ironia – vengono chiamate bianche. Nel ritratto di Salvatore, nelle stanze della sua tristezza dall’esito scontato, pare di risentire proprio la voce che Anna Pavignano deve aver dato – forse con un contributo maggiore di quanto abbiamo mai pensato – alle fantasie dei personaggi impersonati da Massimo Troisi sullo schermo. Come se anche scrivendo una storia non più ispirata a lui, Pavignano non se ne fosse potuta togliere dalla pelle i sapori. L’acre dolcezza delle parole di Salvatore, che sembrano ingenue e infantili, ma che poi ti tornano e ritornano in mente per una specie di illuminante sapienza antica: «Spesso fanno un lavoro nero, la morte però la chiamano bianca. Secondo me è sbagliato perché bianca è una sposa tutta felice, è la neve che ti lascia incantato, è la prima pagina del quaderno di scuola che era bella perché era tutta da scrivere. Si deve trovare un altro colore».