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Piccola osteria senza parole

Autore: Valentina Sanzi
Testata: Thriller Nord
Data: 30 agosto 2016
URL: http://www.thrillernord.it/piccolaosteriasenzaparole.html

Una qualità che, a mio avviso, non deve mai mancare in un lettore è l’essere curioso: la voglia di scoprire nuovi scrittori, nuovi mondi e nuovi generi magari totalmente diversi da quelli che ci rappresentano non deve mai venire meno, cristallizzarsi su un solo autore o su un unico genere non potrà far altro che rendere limitati i propri orizzonti, minacciare la gioia di una nuova scoperta e rendere passiva anche un’attività, quale la lettura, che necessita, invece, di un trasporto emotivo eccezionale per essere vissuta appieno. Io mi ritengo essere curiosa quanto basta per approcciarmi continuamente a nuovi aspetti di una letteratura che non smette mai di sorprendermi, esattamente com’è successo con Piccola osteria senza parole, un’opera di un autore italiano di cui non avevo mai saggiato la penna che, sebbene con qualche difetto, mi ha tenuto compagnia facendomi sentire il sapore della semplicità, dell’assurdo e delle sane risate.

L’equilibro e la pace di Scovazze, una piccola cittadina al confine tra il Veneto ed il Friuli, stanno per essere sconvolti dall’arrivo di un uomo misterioso. Salvatore Maria Tempesta, a bordo della sua vecchia Ritmo, rigorosamente del Sud Italia, fa il suo ingresso in scena portando scompiglio al Punto Gilda, il bar del paesino ed il punto di ritrovo per la maggior parte dei suoi cittadini: la sua auto è sprofondata in un fosso, ha bisogno di aiuto e soprattutto di un posto in cui alloggiare temporaneamente, per tutta la durata della sua permanenza in quella campagna silenziosa e diffidente in cui pagherà, a caro prezzo, o quanto meno apparentemente, il suo essere meridionale. Chi è quest’uomo? Chi è la donna che si intravede nella foto che continua a portarsi in giro chiedendo informazioni circa il campanile posto dietro di lei? Cos’è venuto a fare a Scovazze un uomo del Sud? In un caldo Luglio del lontano 1994, con la Nazionale italiana che si gioca i Mondiali in America a fare da sfondo, vedremo la nascita di nuovi amori straordinari, di nuove amicizie imprevedibili e porteremo a galla segreti celati da tempo in una lenta cavalcata verso un’incredibile rivelazione finale.

Quello di Massimo Cuomo non è un romanzo convenzionale, non di certo uno di quelli che siamo soliti leggere oggi, e questa piccola ma essenziale caratteristica si palesa al lettore fin dalle pagine iniziali quando viene catapultato in un paesino di provincia dimenticato dai più in cui la vita scorre lenta, ma fiera, in cui voci, segreti, rivelazioni e nuovi strani arrivi non si fanno attendere. E mentre questa originalità continuerà a permeare tutto il libro, è un’altra la caratteristica che rende il libro unico e che si scopre lentamente durante la lettura: la semplicità con cui gli eventi vengono narrati rispecchia appieno la semplicità della storia stessa, la bellezza e l’importanza di piccoli gesti vengono enfatizzati quasi come se fossero la ricetta segreta per la felicità, e così una torta lasciata su un muretto scalda i cuori, una lotteria di boeri consolida amicizie, consigli spassionati ne fanno nascere di nuove, ed una semplice partita guardata insieme tra lacrime e imprecazioni condivise rende solido ogni tipo di rapporto.

I personaggi sono caratterizzati molto bene ed il lettore imparerà a riconoscerli non solo per le frasi che pronunciano, ma soprattutto per i gesti che compiono e per i comportamenti che mettono in atto; quelli che mancano, però, sono i colpi di scena: la narrazione, infatti, prosegue lenta per buona parte del libro senza troppe rivelazioni o sconvolgimenti, salvo però subire un’impennata nelle ultime pagine, dove la vicenda comincia ad acquistare un senso ed il mistero comincia pian piano a svelarsi, e raggiungere l’apice negli ultimissimi capitoli in cui, lo ammetto, sono rimasta totalmente sorpresa dalla piega che l’autore ha voluto dare agli eventi. Nonostante questo, però, la lettura risulta essere abbastanza scorrevole grazie soprattutto alla costruzione del libro, in cui si alternano capitoli davvero molto brevi a capitoli un po’ più corposi che non arrivano comunque a raggiungere più di sei pagine.

Nel complesso, quindi, quella di Piccola osteria senza parole è stata una bella lettura, un romanzo che con la sua ironia mi ha portato in un mondo diverso rispetto a quello a cui sono abituata e mi ha fatto conoscere personaggi esilaranti, a tratti assurdi, ma che con il tempo sono diventati compagni di viaggio impeccabili.