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Vi scrivo dal buio

Autore: Valentina Sanzi
Testata: Thrillernord
Data: 12 settembre 2016
URL: http://www.thrillernord.it/viscrivodalbuio.html

Leggere nasconde al suo interno molteplici significati ed il più delle volte tutti sono accumunati da un singolo verbo, una parola all’apparenza semplice ma che racchiude in sé l’essenza di ogni cosa: leggere equivale a Viaggiare, esplorare mondi nuovi, conoscere personalità diverse e divenire parte di mille storie, una diversa dall’altra, sentirne e percepirne le emozioni e le sensazioni, schierarsi da una parte piuttosto che da un’altra, e viaggiare vuol dire vivere, amare, odiare, semplicemente esistere. Ed è così che è cominciato il mio viaggio nei ricordi e nella mente della protagonista di Vi scrivo dal buio, una memoria di una vita passata che non fa che tornare a galla con quella forza distruttiva che solo il Passato può vantare di possedere. E allo stesso modo sta continuando il mio percorso verso autori che non conoscevo prima d’ora e che non mi fanno rimpiangere il mio spirito curioso da avida lettrice: in Jean-Luc Seigle ho trovato un vero e proprio artista delle parole, una prosa incredibilmente convincente ed una caratterizzazione perfetta che fatico a riconoscere in altri autori.

Vi scrivo dal buio racconta di una vita, quella di Pauline Dubuisson, composta principalmente dal dolore. Fin dalla giovane età, infatti, la protagonista ha dovuto fare i conti con le conseguenze degli stenti e delle morti, quelle dei suoi fratelli al fronte e quella di suo padre, una volta cresciuta, di cui lei stessa si attribuisce la colpa. L’amore, Pauline, non sa cosa sia, non ne conosce i pregi e non ne riconosce la felicità, ma il significato del sesso lo capisce perfettamente: quasi come se fosse alla perenne ricerca di stessa, infatti, fin dai primi anni dell’adolescenza la ragazza comincia a collezionare esperienze non proprio edificanti che porteranno l’intera cittadina francese, già terrorizzata dalla possibile invasione tedesca, a spargere voci particolarmente crudeli sulla sua persona. Sempre animata dal sogno di diventare medico, però, Pauline riesce a trovare in Felix quello che credeva essere un amore sconfinato, senza remore e senza condizioni, e allora perché a solo ventun’anni, nel 1953, viene incriminata e condannata per l’omicidio di quel giovane fidanzato tanto amato? E quando nove anni dopo, ricevuta la grazia, lascia la Francia, dopo aver visto il film tratto dalla sua vicenda, e si stabilisce in Marocco, crede davvero di poter cominciare a vivere di nuovo? Sotto il nome di Andrée, Pauline si innamorerà di nuovo e sarà grazie ai suoi quaderni che verremo a conoscenza di una vita crudele e malsana di cui lei è divenuta solo una vittima.

Affrontare un libro simile non sarà affatto facile per il lettore che si ritroverà, fin dalle prime pagine, a provare emozioni contrastanti che lui stesso non riuscirà a spiegare: se da una parte la condanna a Pauline per il gesto inspiegabile che ha commesso irromperà con tutta la sua forza nel suo animo, dall’altra un sentimento di compassione si insinuerà nello stesso e diverrà sempre più imponente ed opprimente fino a costringerlo a formulare discorsi e pensieri che mai si sarebbe sognato di pronunciare. A tutto questo, che è già tanto da sopportare per un solo cuore, aggiungiamo anche la denuncia che, in qualche modo, l’autore vuole far trasparire dal romanzo: il ruolo della donna, allora come in parte adesso, era oggetto di profonde discriminazioni, la figura femminile non poteva compiere determinati atti, non poteva svolgere determinati lavori semplicemente in quanto donna, e proprio come tale il suo posto nella società era già predeterminato. Il solo fatto che provasse a farsi strada in un mondo comandato e retto da uomini era già di per sé un sintomo della sua personalità ribelle, senza scrupoli, senza cuore e quasi malata, come se da un semplice gesto si potesse prevedere un omicidio. Quello che traspare dal racconto del processo, che ricordo ci viene presentato da Pauline/Andrée in prima persona, è esattamente questo, e allora la domanda è lecita: una donna condannata per omicidio può divenire vittima? Una vita poco propensa all’amore e una società chiusa senza regole né morale possono giustificare un gesto tanto estremo?

I punti di riflessione, in questo romanzo, sono tanti e tutti incredibilmente importanti e dominanti, ed il tutto viene reso alla perfezione con una prosa che rasenta la perfezione, di un’intensità unica nel suo genere che lascia intravedere il drammaturgo che c’è in Seigle e che ha anche il grande pregio di regalare al suo pubblico un vocabolario ricco di sfumature, dalle più forbite alle più volgari, senza risultare mai in qualche modo pesante o distruttivo. Prima di intraprendere una lettura simile, però, alleggeritevi l’animo.