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La buona legge di Mariasole - L.R. Carrino

Autore: Il gatto Zorba
Testata: La stamberga dei lettori
Data: 11 settembre 2016
URL: http://www.lastambergadeilettori.com/2016/09/la-buona-legge-di-mariasole-l-r-carrino.html

Mariasole Simonetti stringe la mano del figlio mentre segue il carro funebre che sta accompagnando suo marito Giovanni Farnesini al cimitero di Poggioreale. Nel lungo tragitto, tra il rumore delle serrande dei negozi chiuse a metà per rispetto e il dolore che la spezza in due, Mariasole ripercorre gli eventi che l’hanno portata fino a questo tragico momento. Il cadavere di Giovanni, figlio del boss Don Antonio Farnesini, è stato trovato sugli scogli di Mergellina. La sua colpa è di aver violato la legge più importante del giuramento del clan Acqua Storta: «Un camorrista deve sempre ragionare con il cervello, mai con il cuore». Con il padre in carcere e il suocero latitante, l’equilibrio delle forze interne alla federazione Simonetti-Farnesini è minacciato. Spetta a Mariasole prendere le redini del clan e l’investitura le arriva dalla matriarca di Procida, Angela, madre naturale di Don Antonio e donna dai mille segreti. Non è questa la vita che Mariasole aveva scelto per sé e per suo figlio Antonio, ma non può decidere altrimenti. Costretta così a diventare capoclan della federazione, Mariasole con lucida ferocia usa la femminilità come un veleno per intossicare il destino del figlio, futuro erede al comando per diritto e dovere di nascita, e preservarlo quindi da una sorte per lui già tracciata. Perché la donna di camorra è soldatessa dormiente fino a quando non c’è necessità di svegliarsi, e fa paura, proprio come l’ombra silenziosa del Vesuvio che incombe sul golfo, un colosso apparentemente spento ma pieno di lava, pronto a eruttare in qualsiasi momento. Recensione

Può un seguito, anche se pubblicato diversi anni dopo, emulare l’inizio di una storia che ha avuto successo e, soprattutto, può riuscire a riportarti dritto dritto alle emozioni ataviche che il precedente ti ha suscitato? Lo confesso, è proprio con questa precisa diffidenza che ho letto questo libro di Carrino, per timore che il bellissimo Acquastorta potesse, in qualche modo, sentirsi tradito. Eppure sin dalle prime pagine l’autore, con la sua solita maestria, competenza di ben pochi nel territorio italico, riesce esattamente a realizzare un altro colpo, raccontandoti sì il seguito dalla morte di Antonio, ma affrontandolo dal punto di vista delle vedova, forte e inusuale come non mai, che si chiama Mariasole e che, a questo punto, merita il suo posto nella storia. Per chi ha apprezzato Acquastorta, sicuramente la prima cosa che salta all’occhio è lo spostamento del vertice dell’interesse dall’omosessualità del boss alle intenzioni della moglie, concentrate unicamente sul sopravvivere e affermarsi in una società che ancora non se la sente di equiparare all’uomo femmine e pizzi. Proprio sull’argomento cardine della vita di suo marito, Mariasole sembra quasi parlarne con muta rassegnazione, mascherando il dolore che prova per il tradimento e andandoci oltre, perché lei, nonostante tutto, continua ad amare quell’uomo ed è certa di essere stata amata da lui fino alla fine. Non fa storcere il naso, dimostra anzi una buona gestione narrativa delle sfumature intense dell’io femminile, ma sin da subito la protagonista emerge nel suo dolore, nella sua disfatta e nel desiderio di proteggere loro figlio da un mondo che non perdona e che mette a continuo repentaglio le persone che ami. Un bel mix di femminismo e camorra, di voglia di emergere a ogni costo, in nome dell’amore che prova e dell’affetto caro. Mariasole fatica per farsi accettare dall’organizzazione come colei che, al pari degli altri capoclan, decide e propone, ma non si dà mai per vinta, preferendo insistere e non arrendersi, anche quando decide di scendere a patti con gli avversari e rinunciare magari agli spiragli affettivi che, forse, avrebbero potuto renderla felice. Dico forse perché lei, nella sua umiltà e nella sua intelligenza fine, sa bene che niente di quel che era potrà tornare indietro, ma soprattutto che nulla può durare per sempre. Lo sfondo è sempre lo stesso, ma si allarga, esce fuori dal dinamismo segreto della relazione per entrare nel sistema dei rapporti tra le famiglie e tra gli alleati, a mantenere con giochi di equilibrio l’eredità che altri le hanno delegato per un gioco del destino. Ma Mariasole, in segreto, porta avanti con determinazione la sua battaglia personale, che intende vendicare se stessa, suo figlio e il marito defunto, obbligando tutti quanti a riconoscerle il ruolo di capo e le doti politiche che la contraddistinguono. Il libro accompagna il lettore sino alla fine in un percorso di autodeterminazione, non privo di colpi di scena, i cui intercalare dei regionalismi si mescolano in modo automatico, rendendo ancora più vivida l’ambientazione e il contesto di azione della trama. Tra le pagine ritroviamo elementi della nostra realtà quotidiana, la forza che ci spinge ad andare avanti nonostante tutto, la rivalsa di una donna che non è disposta a subire il ruolo subalterno in quanto femmina e ci insegna anzi a considerare le doti personali più che il sesso con il quale ci contrassegnano alla nascita. La buona legge di Mariasole si rivela per tanto per quel che è: non un sequel, ma un piccolo scrigno capace di regalare a chi legge una bella storia dai tratti intensi e densamente coinvolgenti. Una lettura da non trascurare affatto e, dal mio punto di vista, l’ennesima prova ben riuscita di un autore che può regalare tanto alla nostra letteratura moderna. Giudizio: * * * * e mezzo