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Alain Gillot, Una scacchiera nel cervello

Autore: Delphine Persa, L'Express
Testata: Internazionale
Data: 16 settembre 2016

Cos'è un buon libro? Un libro che fa stare bene? Sì, ma non solo: a differenza dei più stereotipati libri consolatori, il primo romanzo di Alain Gillot, sceneggiatore di più di sessant'anni, racconta prima di tutto una storia originale, scritta con grande eleganza. La vicenda comincia con un incontro, quello tra Vincent, ex calciatore sulla quarantina diventato allenatore di una squadra di ragazzini a Sedan, e suo nipote Leonard, tredici anni. Vincent è un solitario, taciturno, depresso e ossessionato dalla decadenza del padre, alcolista violento e in rottura con la madre morente. Leonard ha la sindrome di Asperger, una forma di autismo leggero, che lo rende inadatto a vivere in società. Quando la sorella di Vincent, che entra ed esce di prigione, salta fuori all'improvviso per affidargli suo figlio, lui teme per la sua tranquillità. Ma quel bambino lo intriga, sopratutto perché pensa che il calcio sia "uno sport troppo semplicista". Lo zio gli fa guardare delle partite storiche, il nipote sembra colpito e accetta di partecipare a un allenamento nel ruolo di portiere. Leonard anticipa tutti i colpi perché li ha memorizzati. La tappa successiva sarà integrarsi nel gruppo. Malgrado l'aiuto di una graziosa psichiatra infantile, Vincent non crede ai miracoli. Ma si sbaglia.