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Piccoli piatti forti

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: Sololibri
Data: 12 ottobre 2016
URL: http://www.sololibri.net/Piccoli-piatti-forti-Pujol.html

Titolo originale di questo breve ed esilarante romanzo molto parigino è Petits plats de résistance che in italiano diventa “Piccoli piatti forti”: infatti una serie di personaggi del tutto inediti, talvolta addirittura improbabili, popolano una parte del quartiere di Montmarte, presso la notissima Place Pigalle, e alla fine degli incroci labirintici delle loro diverse storie verrà aperto un ristorante molto speciale, il Comptoir Bio, dove un cuoco srilankese preparerà manicaretti afrodisiaci per palati esigenti insieme alla protagonista del romanzo, Sandrine Cordier, una quarantenne ipercinetica, non del tutto appagata da un lavoro di routine in un ufficio di collocamento, cuoca mancata, madre di due ragazzi adolescenti, sposata a Guillaume, distributore di riviste anche se il settore è un po’ in crisi: nel loro piccolo alloggio è arrivata da poco la suocera Marité, vedova di recente, ex bella donna ancora molto piacente, molto intima della nipote quindicenne Juliette, che è una precocissima hacker informatica, capace di entrare nella rete e di lavorare sulla programmazione con risultati incredibili: il fratello Aurélien invece, ha la passione per la moda ed insegue stilisti di tendenza, truccatori, fotografi.

Questa già insolita famiglia entra in contatto con il mondo dei periodici femminili, in violenta concorrenza fra loro, e la intraprendente Sandrine scopre addirittura che il più noto editore del settore, è il padre di suo marito Guillaume: insomma la famiglia si allarga e diventa ben più potente, tanto che gli amici, immigrati da vari paesi e parigini originali, abitanti in un grande edificio che sta per essere svenduto ad una grande società immobiliare, diventano il contesto affettivo dal quale partire per la grande impresa: mettere su nel quartiere un ristorante accogliente nel quale ai piatti forti della casa si unisce un’atmosfera di grande calore. La premessa di tutta questa fantasmagoria multietnica è in realtà il problema delle grandi metropoli europee, alle prese con il problema della integrazione vera e non solo a parole dei tanti immigrati provenienti dal Sud del mondo, e anche la riqualificazione di quartieri centrali parigini, abbandonati ad un colpevole degrado dovuto all’appetito di gruppi di potenti speculatori. L’impresa che Sandrine Cordier ha il coraggio di programmare perseguendone il progetto con vitalità e fantasia, l’apertura di un ristorante dove cucinare i suoi piatti succulenti, dove ricevere un pubblico eterogeneo senza caricare i prezzi, nasce quasi per caso:

“Quando per caso, spulciando le circolari che giacevano in ufficio, era venuta a sapere che il comune di Parigi aveva indetto un programma di sovvenzioni per locali e affitti commerciali in quartieri in corso di riqualificazione, le sue antenne si erano messe a vibrare. Un’operazione del genere era già in atto da qualche anno con le librerie indipendenti, per aiutare un settore economicamente fragile a ristabilirsi” Marcel Lacarrière, l’anziano magnate dell’editoria patinata, suo figlio Laurent, un viziato perdigiorno, l’africano elegantissimo Toussaint N’Diaye, il cuoco tamil Vairam Navaratnarajah, capace di ricreare i sapori stordenti della sua terra, Annabelle Villemin-Dubreuil, prima esperta in lingue orientali e poi redattrice della posta del cuore, anzi del sesso, nelle pubblicazioni per la terza età i cui lettori scoprono con lei le gioie del Kamasutra, Antoine Lacuenta, insegnante disoccupato per scelta, date le sue posizioni radicali su cibo, coltivazioni biologiche, energia, crescita sostenibile; l’incredibile Juliette, un viso da topolino in una testa piena di mollette colorate che ricorda per certi versi il personaggio della ragazzina del celebre “L’eleganza del riccio”, data la genialità così sviluppata in un settore vincente, quello informatico, che sottende un po’ tutta la caleidoscopica narrazione, piena di episodi ironici, comici, imprevedibili, in una Parigi tutta racchiusa in un unico quartiere: un po’ sullo stile di Amara Lakhous, il nostro autore di riferimento por storie analoghe ambientate in quartieri romani ugualmente degradati. Ecco la Parigi raccontata da Pascale Pujol, al suo primo, originale romanzo:

“Le strade sporche e strette... Giocatori di carte, venditori di profumi Chanel taroccati, chioschi di kebab, musica, biancheria stesa ad asciugare alle finestre dei vicoli: qualsiasi cosa era un’occasione per estasiarsi”.