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La ribellione letteraria del figlio del Che

Autore: Susanna Nirenstein
Testata: La Repubblica
Data: 16 ottobre 2016

È dolonte e arrabbiato questo libro di Canek Sanchez Guevara - nipote di Ernesto Che Guevara - scomparso a Città del Messico nel 2015 a soli 39 anni. E d'altra parte il suo rifiuto del regime di Castro (fu espulso da Cuba nel 1996) era la sua bandiera (mai molto pubblicizzata neppure nell'Europa che ammiccava alla "differenza" cubana): figlio di Hilda (Hildita per il padre Che) con cui visse a Milano e Barcelona fino al ritorno In patria nel 1986, adolescente subito disgustato dalla persecuzione patita da scrittori, artisti, dissidenti e gay, dal sistema di controllo e delazione instaurato nell'isola, dal tradimento di Fidel creatore di una borghesia d'apparato, iniziò prestissimo a vestirsi da punk e suonare in una band heavy metal, una giovinezza cubana e una profonda delusione per quella che chiamava esplicitamente dittatura, descritta in un libro insieme a Jorge Masetti, figlio di un giornalista argentino rivoluzionario compagno del Che.

Il disco rotto. 33 rivoluzioni nasce dalla ribelllone e dall'autentica vena letteraria di Canek (nell'antica lingua maya vuol dire "serpente nero") Sanchez Guevara: il protagonista è un evidente alter ego nero inondato a Cuba dalla noia per questa vita a scartamento ridotto, dalla miseia collettiva, dal caldo e da un assenso sotto ricatto al sistema privo di un'informazione che possa e voglia fare il suo mestiere. Una noia al ritmo di telenovele, pettegolezzi, un po' di sesso con una russa che ha accesso a un mercato privilegiato di generi alimentari, l'Havana bella quanto cadente, un impiego sensato, l'assenza di produziono e consumi, la mancanza di verità, un quadro che diventa scene e personaggi dipinti con ironia speciale, in mezzo a cui comunque monta l'insofferenza e la partenza di infinite zattere fatte d'assi e barili verso gli agognati Stati Uniti.

Poco prima di morire per un'operazione al cuore, Canek consigliava di non guardare la realtà con gli occhi del desiderio: «A Cuba non sta cambiando niente» diceva, «tutti credono che il regime finirà alla morte di Castro, ma come in ogni monarchia Fidel si è assicurato la successione».