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Nella scuola d'America graffi e beghine

Autore: Margherita Oggero
Testata: Tuttolibri - La Stampa
Data: 18 luglio 2009

Perrotta Tra i banchi aspettando di essere invasi dal brutale mondo

A un anno di distanza da L’insegnante di astinenza sessuale, è da noi in libreria Intrigo scolastico, scritto però undici anni fa. In entrambi i romanzi di Tom Perrotta la scuola, come si può evincere dai titoli, è il luogo da cui partono e si sviluppano le storie, ma è anche nelle intenzioni dell’autore, l’ambiente privilegiato attraverso cui descrivere l’odierna società americana di provincia, un microcosmo in cui sono presenti le lacerazioni e le contraddizioni dell’intero Paese, in particolare lo scontro sui grandi temi etici. E la scuola, che nelle intenzioni degli insegnati migliori dovrebbe essere la palestra in cui si discutono e confrontano le opposte convinzioni, in un clima di civile dialogo e non di subdola sopraffazione, spesso diventa l’anticipazione di ciò che sta fuori di essa, in cui sono pochi a battersi contro i lupi travestiti da agnelli, mentre nei più prevale la sopportazione o la rassegnazione di fronte all’ipocrisia di infatuati moralisti. Nel primo libro (secondo in ordine di scrittura), Ruth Ramsey, insegnante di educazione sessuale, all’intervento provocatorio di un’allieva dà una risposta di pragmatico buon senso, che i genitori della ragazza, gli adepti della Chiesa del Tabernacolo di Gesù e il loro invasato pastore Tennis ritengono invece così scandalosa da indurre il preside, onde evitare guai, a imporre nuove modalità di insegnamento, sotto la supervisione di una beghina sessuofobia. Ma a questo punto le cose si rimescolano, eventi e personaggi rivelano le loro contraddizioni e insicurezze, e in un capitolo pervaso da un’ironia sorniona la moglie del pastore tenta di soccorrere una coppia in crisi attraverso un manuale che ha per titolo «Sesso spinto tra cristiani: il modo giusto per rendere piccante il vostro matrimonio».

In Intrigo scolastico la vicenda è ambientata nel liceo di Winwood, dove si deve eleggere il rappresentante degli studenti nel consiglio d’istituto e la candidata che sembra avere più possibilità di vittoria è Tracy, una leaderina in erba con unghie graffianti, ma anche con un sotterraneo penoso rovello. Quasi controvoglia, spinto soprattutto dalla fidanzata, si candida anche Paul, l’atleta della scuola, un ragazzo gentile e intelligente, per cui tifa il Prof, e Tammy, la sorella bruttina, infelice e insicura di Paul. La campagna elettorale non ha mai coinvolto particolarmente studenti e professori, ma stavolta, per una serie complessa di circostanze, nascono opposte fazioni, lo scontro diventa duro e segna la fine della fase di attesa nell’ingresso del mondo degli adulti e della vita senza reti di protezione. Tutti, in un modo o nell’altro, sono sconfitti, ma proprio la sconfitta li rivela a se stessi e li fa crescere. Sullo sfondo della competizione ci sono i disagi dell’età adolescenziale, ci sono le crisi di coppia, le difficoltà dei rapporti tra genitori e figli, la solitudine e i bar in cui annegare la tristezza che Hopper ha dipinto così bene nelle sue tele. Circola nel libro, attraverso la voce in prima persona, a capitoletti alterni, di protagonisti e coprotagonisti, una malinconia sommessa, un sottile rimpianto per ciò che non è stato e avrebbe potuto essere, la constatazione di quanto siano fragili le barriere elevate a protezione della durezza del mondo. E proprio per queste caratteristiche, cioè per l’atmosfera, il libro rimanda a un capolavoro degli anni 60 ambientato nell’inquieta provincia americana, e precisamente Coppie, una delle opere migliori di John Updike.