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Due volte. L'Italia raccontata dagli immigrati

Autore: Sara Masci
Testata: mauxa.com
Data: 24 luglio 2009

Fresco, spontaneo, divertente, tenero Semplice, ma non semplicistico. Un cocktail di emozioni per “Due volte” di Jadelin Mabiala Gangbo. La letteratura degli immigrati che scrivono in italiano ci regala ancora una volta una straordinaria prova di abilità.

In questo romanzo la storia dell’Italia degli anni ’80 vista attraverso gli occhi dei ragazzi; un’Italia dura e violenta, ma anche ottimista e gioviale perché così è il cuore di chi la vive. “Due volte” è il racconto di due fratelli gemelli che crescono in un istituto per suore aspettando invano che il loro padre esca di prigione. Intanto crescono e si confrontano con due culture (non a caso il due compare in ogni istante della trama): quella africana che il padre ha impresso nei loro cuori e quella italiana con cui i gemelli vengono a contatto. Primi amori, nuove emozioni, ricordi e riflessioni, ripicche e cattiverie, fughe e ritorni si intrecciano all’interno di questo istituto dove convivono molti ragazzini di diversa estrazione sociale. E ognuno di loro riflette i mali e le speranze d’Italia. Questa realtà complessa, spesso drammatica, è raccontata dalla voce del protagonista, Daniel, che ama Agata, una bambina stuprata dallo zio. Daniel dà voce ad un canto straordinario, ingenuo e comico che si eleva oltre le brutture, per inneggiare alla vita. Un'Italia descritta sotto una nuova luce, assolutamente originale. Ci voleva un immigrato a dar nuova linfa alla nostra letteratura. Ci volevano nuovi occhi per guardare indietro e rivedere le cartoline del nostro paese che fu e rimpiangerlo con nostalgia e rammarico. Certo, gli anni Ottanta non saranno stati il massimo della cultura e della civiltà…. Ma quando si guarda indietro tutto sembra avvolto da una patina dorata che impreziosisce ed imbellisce. Mi aspetto di leggere un nuovo libro di qualche immigrato del 2000. E chissà che anche lui non riesca a regalarci un'immagine meno triste e deludente dell’Italia di oggi. Sempre che non sia sbarcato a Lampedusa.