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Se l'Occidente non ci capisce

Autore: Samuele Capasso
Testata: Pagina 99
Data: 9 aprile 2017

Saleem Haddad è uno scrittore nato da madre iracheno-tedesca e padre libano-palestinese. È cresciuto in Kuwait, Giordania, Cipro. Adesso vive a Londra. Il suo ultimo libro, pubblicato in Italia da edizioni E/O, si intitola Ultimo giro al Guapa e racconta attraverso le vicende del giovane Rasa le speranze, le delusioni e le frustrazioni di un ragazzo omosessuale in un immaginario Paese arabo (un po' Egitto, un po' Algeria forse) scosso dai venti della primavera e poi della repressione.

Dopo il fallimento delle primavere arabe, si pensava che per le persone Lgbtqi arrivassero tempi difficili. Ora Foreign Affairs sostiene che si sta aprendo invece un grande dibattito pubblico. Cosa ne pensa?

La primavera araba ha fallito? La rivoluzione francese ha impiegato cento anni a imporsi. Dovremmo stare attenti a decretare il fallimento di processi molto più grandi di noi. Sull'omosessualità la discussione è aperta, c'è certamente una grande voglia di parlare di questi temi e penso che internet abbia il merito di portare tutto questo alla luce.

Nel suo libro descrive i locali notturni - per esempio il Guapa - come il luogo centrale dove le persone Lgbtqi possono vivere la propria identità. Possono essere sostituiti da internet? E che ruolo hanno i social network per le persone omosessuali nei Paesi musulmani?

Il Guapa non è semplicemente un bar per le persone Lgbtqi, ma per tutti gli esclusi, e questo è la sua bellezza. È un posto libero da etichette e categorie dove tutti si possono sentire liberi. Penso che Internet abbia fatto cose molto importanti per le persone Lgbtqi, ed è un discorso che non riguarda solo il Medio Oriente, ha permesso a queste di incontrarsi e riconoscersi con molta più semplicità. Tuttavia credo che in alcuni casi si vada perdendo un po' di senso di comunità che invece è presente nei bar e nei coffee shops.

Il fondamentalismo islamista interpreta il movimento fay come qualcosa di tipicamente occidentale. Molte persone in Occidente pensano una cosa simile, ovvero che essere gay in un Paese islamico è impossibile. Il suo libro mostra che non è così, ma quali differenze ci sono tra le identità Lgbtqi in Occidente e in Medio Oriente?

Fondamentalmente penso che l'identità gay per come si è sviluppata nelle metropoli occidentali è qualcosa a cui molte persone nel mondo arabo non sentono di appartenere. C'è una differenza tra il praticare l'omosessualità e le identità Lgbtqi. Ci sono migliaia di modi in cui le persone interpretano la loro identità sessuale e dovremmo smetterla di semplificare e creare classificazioni.

Quindi non pensa che il movimento Lgbtqi in Medio Oriente si svilupperà allo stesso modo che in Occidente?

Certamente no, ma non mi piacciono le distinzioni binarie tra "islamico e occidentale". Il mondo è molto più complicato di così e dovremmo sforzarci di vivere questa complessità invece di ridurla a un binarismo semplicistico e pericoloso.

In un certo senso, persone come lei sono un ponte tra diverse identità e dimostrano come la contaminazione sia possibile. Pensa che questo possa aiutare islamici e occidentali a superare i propri stereotipi? Personalmente sono un po' pessimista, ad esempio se penso al fatto che il tuo libro non è stato tradotto in arabo.

Non so veramente come rispondere a questa domanda proprio perché il mio mondo è più complicato della distinzione islamico-occidentale. Comunque recentemente sono stati pubblicati alcuni romanzi in arabo a tematica gay e uno di questi, In the Spider's Room, è stato selezionato per il 2017 Arabic Booker prize. Non è corretto dire che non vi sia una produzione e una discussione culturale su questi temi. Forse vale la pena dire che il mio romanzo è stato pubblicato un anno fa e che finora le uniche minacce che ho ricevuto provenivano da suprematisti bianchi e non da islamisti! Il mio romanzo, in effetti, vuole soprattutto complicare gli sterotipi sul mondo arabo che gli occidentali hanno.