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L'amore del bandito

Autore: Alfredo Ronci
Testata: Il Paradiso degli orchi
Data: 9 ottobre 2009

Ogni volta che mi trovo di fronte un prodotto a firma Carlotto (e mica scrive solo romanzi!) mi chiedo dove trovi lo scrittore padovano il tempo per fare tutte le cose. ‘Partorisse’ solo noir, beh, ci starei pure: invece te lo ritrovi a programmare e a pubblicare in condominio (Perdas de fogu), sceneggia per il cinema (Il fuggiasco, Arrivederci amore, ciao), ha fatto teatro (Polvere, Più di mille giovedi…) edita Cristiani di Allah che era pure un progetto musicale. Insomma, siamo di fronte ad una sorta di irrefrenabile factotum. E la cosa che fa invidia è che gli riesce bene tutto. E non contento di ciò ti ‘riciccia’ pure l’Alligatore, alter-ego, per quanto possibile, dello stesso Carlotto che, nell’avventura presente, ingloba pure il tanto amato Beniamino Rossini, contrabbandiere old-style, Max la Memoria e la ballerina di danza del ventre franco-algerina Sylvie. Mi rendo conto che quando parlo di lui ho l’impressione di rivolgermi ad un amico. E non dovrebbe essere così, perché chi come noi vive di editoria e libri (non è la stessa cosa!) da per scontato cose che invece non appartengono necessariamente al ‘volgo’. Ricordo ancora una presentazione con Carlotto dove un ingenuo ragazzotto alzandosi gli chiede: ma davvero sei stato in galera? Quando per chi conosce un po’ l’ambiente quella spiacevole ‘disavventura’ è stata solo 'l’inizio' di un progetto che, come si diceva all’inizio, procede spedito e con risultati apprezzabilissimi.

Quindi che aggiungere a questo nuovo libro? Ha ragione qualcuno a dire che Carlotto è uno dei più grandi scrittori di noir (ma per cortesia, così evitate pure di farlo arrabbiare, chi lo legge non tralasci l’aspetto più squisitamente linguistico; insomma si cerchi di capire che alla base di tutto c’è un uso della tecnica che non è solo un inutile orpello alle necessità della trama. E’ una scrittura essa sì senza orpelli, ma addirittura elemento più stringente del plot. Diretta nella sua semplice opportunità. Quasi sfacciata!): lo è in conseguenza del suo occhio attento alle cose della vita, alle ingiustizie del mondo. Qui in questa storia rinveniamo il presente: Con la scusa di liberare i quartieri da spacciatori e puttane, in realtà le ronde erano utili soltanto a fini elettorali e perché preparavano il terreno per quella caccia al clandestino che si sarebbe aperta ufficialmente con l’approvazione del pacchetto sicurezza (pag. 113). Oppure: se c’è una cosa che le mafie hanno capito da un pezzo è che gli affari veri si fanno se hai buoni rapporti con tutti (pag. 115). Ancora: Il gangster serbo ci condusse nel magazzino. Senza degnare di uno sguardo il suo uomo legato ed imbavagliato, servendosi di un taglierino aprì uno scatolone e ne rovesciò a terra il contenuto: confezioni di medicinali. Max ne raccolse una. “Questo è un antivirale per curare la pandemia dell’influenza aviaria. (Pag. 173). Insomma anche chi non conosce alla perfezione Carlotto può capire da questi brevi estratti di cosa è fatta la materia dei suoi libri: si diceva di un’attenta analisi del presente, addirittura del presente che si vive (sembra apodittico, ma vi giuro che non lo è), e di una straordinaria tecnica di esecuzione che arriva dritta al bersaglio. Come un preciso colpo di pistola. Che parlando di un noir e di Carlotto appunto ci sta a cecio. O come si dice a volte: come er cacio sui maccaroni.