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PURE A NORDEST C’È GOMORRA La trilogia di Massimo Carlotto e l’impossibilità di vivere in una terra di denari fluttuanti e plastiche paure

Autore: Michele De Mieri
Testata: L'Unità
Data: 25 ottobre 2009

Mai consolatorio, mai troppo devoto alle sole logiche dell'intreccio e al clima del genere, sia pure qui forse al massimo dell'efficienza, negli ormai lunghi anni della produzione di Massimo Carlotto.

Cosi si presenta L'amore del bandito, noir numero sei delle seriali vicende dell'Alligatore, ovvero Marco Buratti, investigatore senza licenza, ex cantante di blues, e pure ex galeotto. Lo affiancano, al solito, Max la Memoria, ex leader del movimento studentesco padovano, maestro di documentazione e cultore della cucina regionale veneta, e l'ultrasessantenne contrabbandiere Beniamino Rossini (che era al centro di La terra della mia anima).

Ognuno del terzetto ha i suoi riti, le sue ubbie, le sue passioni, e in virtù di questi solidi e rassicuranti ritorni che funziona il meccanismo seriale, e il lettore ritrova familiarità - che non significa assenza di novità, perché come al solito i personaggi sonno aggiornati al loro invecchiare. Questa è una parte importante del meccanismo de L'amore del bandito, più piani temporali che attraversano gran parte di questi ultimi cinque anni: dalla misteriosa sparizione, il 17 marzo 2004, di quasi cinquanta chili di stupefacenti presso l'istituto di medicina legale dell'Università di Padova, fino al 16 maggio scorso, quando si chiude la prima parte di questa che è già stata annunciata come una trilogia, passando per le vicende strazianti del rapimento e della violenza su Sylvie, la donna del vecchio Rossini, sulle cui tracce il terzetto si avvia per scoprire il ritratto impietoso di un nordest regno di una Gomorra multinazionale e ben integrata con parte dell'economia legale.

Dieci anni dopo Nessuna cortesia all'uscita, dove si raccontava il passaggio di consegne fra la mala del Brenta e i nuovi e più violenti clan, fortemente militarizzati, perché provenienti dallo sfacelo dell'ex blocco sovietico, l’aggiornamento registra la fine sostanziale della fase rapine in villa e l’affermazione di un ferreo patto di spartizione fra le varie mafie dell'est: serba, croata, albanese, rumena, kossovara. L’accordo di cartello è cosi entrato in sinergia con quella parte grigia del modello imprenditoriale nordest, un’area dove economia legale e illegale hanno perso ogni distinzione reale, dove all’evasione fiscale si è sommato il riciclo degli ingenti guadagni illegali, dove l’etica di commercialisti, avvocati e banche vacilla di fronte all'ingente massa di danaro fluttuante.

Fa sorridere amaramente, all’Alligatore come a noi, vedere poi per le strade di Padova, di Treviso, le ronde padane che incalzano i più poveri, le ultime ruote di quel meccanismo, illudendosi che cacciando chi dorme sulle panchine si torni ad essere «padroni a casa nostra». IL POPOLO DELLO SPRITZ Marco Buratti e Max si muovono come in esilio in mezzo al popolo compulsivo dello spritz continuo e degli sniffatori di coca: le sante regole di maschi e femmine nella lunga notte veneta, italiana. C'è l'amore del bandito, un amore che dissemina nella sua scia di vendetta non pochi corpi, va detto, ma che alla fine sembra solo l'ultimo romantico commiato da un mondo impazzito dove si vendono medicinali contraffatti ai clandestini che, dopo la legge sul reato di clandestinità, evitano le cure legali e finiscono avvelenati nell'ultimo business apertosi grazie ad una legge dello Stato. Ancora una volta gangster e belle donne, intrecci e delitti diventano l'espediente per raccontare l’impossibilità di vivere un territorio stravolto da paure artificiali come da eccessi rotonde e cavalcavie.