Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

"Il corvo è rimasto fuori dal mio libro"

Autore: Linda Dorigo
Testata: Il Piccolo
Data: 4 novembre 2009

Veit Heinichen è tedesco ma vive da molti anni a Trieste, dove è corrispondente per la stampa tedesca. Ama e conosce benissimo la città, la sua storia e i suoi problemi attuali. I suoi romanzi in Germania sono diventati bestseller, oltre che una serie televisiva. Ma la penna che ha dato vita al commissario Laurenti ha una bella gatta da pelare.
Povero Veit, un giallista di successo perseguitato. Il Corvo infatti non lo molla da gennaio dello scorso anno, e da allora è un susseguirsi di telefonate anonime, lettere con testo battuto al computer e indirizzo scritto a mano recapitate a decine e decine di persone che conoscono bene lo scrittore. Veit viene dipinto come un pericoloso pedofilo, scappato a Trieste dalla Germania dopo aver subito un processo per abusi sessuali. Come accettare simili accuse? Il Tedesco si è difeso e le ricerche hanno preso il via tra il giro di amicizie triestine dello scrittore. Gli inquirenti hanno passato al setaccio la vita di conoscenti, colleghi e vecchi "compagni di bevute", arrivando alla fine a individuare alcuni sospetti. O meglio uno sospetto, in particolare. Gli ingredienti per una bella storia ci sarebbero tutti: il maniaco, l'accusa per un reato mai commesso, le lettere anonime e l'inchiesta giudiziaria.
Ora immergiamoci dentro il sesto romanzo di Heinichen. Ancora Trieste, ancora una volta Proteo Laureni, e questa volta l'occasione narrativa viene offerta dalla caduta dei confini tra l'Italia e la Slovenia. E' il dietro le quinte di questo storico accadimento ad interessare il Commissario, un episodio apparentemente banale ma carico di risvolti e attese che danno l'incipit alla struttura tutta curve, ostacoli e salite di "La calma del più forte", Edizioni e/o. "Si festeggia l'uscita di un gran bel romanzo, complimenti Veit!" - commenta Carlotto - Veit è uno scrittore di confine, che scrive di confine, ed è l'unico al mondo al farlo. La sua narrazione è trionfale, ti frega. Ecco perché non riesci a mollarlo e quando lo leggi ti dimentichi il latte sul fuoco..". Dentro "La calma del più forte" non c'è solo l'amore per la ricchezza del territorio, la sua cucina, il dialetto, le etnie, l'immigrazione, ma anche un'analisi spietata dell'assetto economico mondiale, tradotto a livello locale insieme ad un'incredibile lucidità che emerge dall'analisi profonda della realtà di malaffare spesso ignorata dai giornali. Entrambi legati al filone dell'inchiesta sul Nordest, Heinechen e Carlotto dialogano dei personaggi come il cane Argo, della bolla finanzaria già anticipata durante i primi anni '90 e già racchiusa dentro il primo manoscritto di Veit del luglio 2008; dello strumento della querela per diffamazione rivolto non più soltanto ai giornalisti ma anche ai romanzi; della musica, di muri politici e culturali veri o presunti.