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Avrò cura di te, Chiara Mezzalama

Autore: Lucia Ravera
Testata: Mangialibri.com
Data: 18 novembre 2009

Il mondo di Bianca è la stazione. Non può fare a meno di recarvisi e confondersi tra le partenze e gli arrivi, lungo i binari su cui corrono i treni. Si mette lì, ad ascoltare le voci, ad annusare gli odori che fuoriescono dai vagoni, si rimpicciolisce tra tutta quella gente che va e viene. Il mondo di Bianca è la biblioteca, dove può nascondersi tra i libri, vagabondare con la mente pur restando ferma con il corpo. Poi ci sono i cinema, che frequenta per assorbire le storie degli altri nel buio asettico delle sale, e le aule del liceo in cui insegna senza passione, perché non riesce a stabilire un contatto con i suoi ragazzi. Ora abita a Roma, ma la sua patria natale è al Nord, tra la nebbia, i campi dai quali è andata via ancora bambina dopo che suo padre ha abbandonato la famiglia e la madre si è suicidata - gettandosi peraltro proprio sotto un treno. Gli anni sono trascorsi e Bianca sembra avere trovato un equilibrio, ma in realtà non è così. Una volta sviene. Al risveglio, i primi occhi che incontra sono quelli di Alberto, che fa il fotografo, ama i dettagli, adora le sue orecchie. Bianca e Alberto iniziano una relazione. Lui vorrebbe che qualche volta lei lo seguisse nei suoi spostamenti di lavoro, ma Bianca non lo accontenta mai. Rimane incinta. Abortisce. Lascia Alberto. Resta lì, non si muove. Yasmina è una ragazza del Marocco. Sta scappando dal suo Paese, da un marito che l’ha ripudiata perché non è riuscita a dargli un figlio. Yasmina è uno spirito libero. Pensa di avere diritto a una vita diversa. Vuole studiare, vuole insegnare storia dell’Arte, vuole essere amata. Nessuno la può capire. L’unica che ci riusciva era sua nonna, che non c’è più. S’incammina verso il Nord, a Tangeri. Poi - suppone - in Spagna, in Francia, chi lo sa. L’importante è ricominciare. Senza documenti, senza identità, clandestina giunge in Italia. Fatica a sopravvivere. Trova ospitalità presso altri senza nome come lei, poi inciampa in loschi individui che le fanno del male, molto male. Allora, in preda alla disperazione bussa a una porta. Ad aprirle è Bianca. E’ Natale. E qui comincia una nuova storia di amicizia, di legami indissolubili, di solitudini antiche, di destini avvinghiati. Non è un caso, infatti, che quel giorno Yasmina si sia trovata proprio davanti alla casa di Bianca…

Avrò cura di te è un romanzo intenso e denso. Racconta di donne, di integrazione ed emarginazione, di clandestinità e violenza, di maternità negate, di ferite aperte. Particolarmente interessante, a mio avviso, perché racchiude uno dei topoi più sintomatici della letteratura femminile dei nostri giorni. Parliamo del “viaggio”, inteso qui in un primo momento nella sua accezione più comune, in quanto spostamento fisico di persona verso luoghi che corrispondono a precisi punti sulle mappe. Yasmina viaggia (per lo più su mezzi di fortuna) verso il Nord dell’Africa e in seguito in Europa, fino ad approdare a Roma. Bianca sale su un treno per raggiungere la Capitale. Alberto è un girovago, per mestiere. Se andiamo però a sondare in profondità gli itinera che compiono le protagoniste, ci troviamo davanti ad altri percorsi che non sono quelli mentali, della fantasia, ma hanno a che fare con la geografia dell’anima. Viaggi non verso l’esterno, il di fuori, per scoprire altro da sé, ma viaggi dentro, per ritrovarsi alla fine di un apolide errare. Per Bianca il viaggio servirà a colmare delle distanze (dai genitori, dall’infanzia, dall’uomo che ama, da se stessa). Per Yasmina il peregrinare assumerà da un lato il carattere della fuga (dal marito, dalla famiglia, dalla terra), dall’altro equivarrà al desiderio di trovare una patria che possa accoglierla e restituirle le radici tranciate. A un certo punto, estenuata da una marcia senza tregua, si domanderà quale sia il vero significato del suo disperato fluttuare: “Sentirsi lontano da tutto? Perdere ogni riferimento? E’ la notte che fa male, perché ti fa tornare tutto in mente.” E qui arriviamo allo svelamento del vero viaggio, il viaggio dei viaggi, che spetta a entrambe le donne di questo libro: il “pozzo nero”, che per Bianca e Yasmina corrisponde alla caduta (necessaria alla risalita) verso i paesaggi più oscuri del proprio essere. E’ il viaggio al termine della notte. Quello che ci risucchia nel baratro e poi ci restituisce a noi, in una nuova luce edificante, seppure martoriata. In questo pastoso migrare fatto di soste e ripartenze, Chiara Mezzalama riesce a essere molto convincente. Il suo è un testo crudele e brutale come la vita. Avrò cura di te è una prova letteraria di gusto e sensibilità, sostenuta con perizia stilistica ed equilibrio narrativo, aperta a diversi spunti di riflessione. Il viaggio, come abbiamo visto, è uno di quelli. Il potere della scrittura, la magia della lingua sono tra le altre suggestioni che avrete modo di apprezzare nella lettura.