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Un mondo alla deriva

Autore: Sara Poletto
Testata: Leggendaria
Data: 23 novembre 2009

Raccontare un cambiamento epocale, un ordine politico, sociale e soprattutto simbolico che si dissolve, è un compito estremamente difficile, ma il romanzo di Jane Gardam, ‘Figlio del’impero britannico’ riesce sapientemente a cogliere gli stravolgimenti emotivi e non semplicemente storici, di un mondo alla deriva. Il protagonista è Sir Edward Feathers, conosciuto da colleghi e amici con il nomignolo di Old Filth, celebre avvocato e giudice ora in pensione con una brillante carriera alle spalle trascorsa nel possedimento inglese di Hong Kong e una vita apparentemente senza troppi misteri. Nato in Malesia da un funzionario coloniale inglese e ricondotto di forza in madrepatria per compiervi gli studi, Edward è abbandonato a se stesso dall’età di cinque anni; è un “orfano del raj” cioè un orfano dell’impero, con un’infanzia scandita da lutti e violenze e come lui le sue due cugine, cui resterà profondamente legato, e tanti altri bambini. È attraverso l’esperienza di solitudine e dolore del protagonista che Gardam analizza quasi un secolo di storia inglese, dall’apogeo dell’impero al suo crollo, ripercorrendo i tragici anni della prima e della seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni. Il difficile percorso di Edward si fa metafora del tempo dell’impero così come l’impero ha scandito e disposto della vita pratica ed affettiva di Edward; egli stesso ne rappresenta le virtù di abnegazione e coraggio ma anche e soprattutto i vizi, le idiosincrasie e le contraddizioni più intime. La voce narrante è quella di Old Filth ormai ottantenne che ricorda l’infanzia, la giovinezza e poi la maturità per flashback ed ellissi temporali proprio come un vecchio malato di Alzheimer. Ma anche la vecchia Inghilterra è “malata”, ancora incredibilmente ancorata al suo passato coloniale, disorientata da un futuro incerto e diffidente nei confronti delle nuove generazioni. È infatti proprio su queste linee – passato / futuro, vecchiaia / giovinezza, memoria / desiderio – che si sviluppa la vicenda e attraverso di essa prendono forma le riflessioni di Jane Gardman sul Novecento britannico, un secolo violento, xenofobo e razzista ma che, nell’interpretazione dell’autrice, sembra essersi concluso con una nota di speranza. Il romanzo è infatti carico di uno humour tipicamente inglese perfettamente intonato ai luoghi e ai personaggi, cui si accompagnano un’inconfondibile raffinatezza stilistica e una sensibilità profondamente umana. Nella narrazione godibilissima la sequenza degli avvenimenti non ha alcuna importanza ed è del tutto subordinata agli sviluppi emotivi del protagonista, creando così tutto lo spazio necessario per un toccante racconto di sé.