Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Teresa, la sposa di Israele con la Madonna sul comò

Autore: Brunella Schisa
Testata: Il Venerdì di Repubblica
Data: 5 febbraio 2010

Amos Segre è un giovane banchiere ebreo di Saluzzo che sogna di mettere su una famiglia patriarcale e tradizionale. Siamo all'inizio del Novecento e l'uomo non sa che il destino ha in serbo per lui Teresa, una contadina cristiana. Tra loro è amore a prima vista. La decisione di sposarla gli provocherà l'ostracismo di tutta la comunità. Come potrà una «sposa gentile» trasformarsi in una sposa d'Israele senza convertirsi? Lia Levi attinge ancora una volta alle memorie di famiglia, affrontando con grande perizia i chiaroscuri emotivi dell'amore che legò per quasi quarant'anni i suoi nonni.

Quando Teresa comunica ad Amos di volersi convertire, lui le risponde: «Ebrei si nasce!» Perché?
«Perché gli ebrei non fanno proselitismo. L'ebraismo non è solo una religione, ma un modo di vivere inserito nella quotidianità, e quindi difficile da trasmettere. Per esempio, durante la cena della Pesah, la pasqua ebraica, si dava lettura dell'Agadà come vuole la tradizione. Si leggeva a casa e non in sinagoga, proprio per spogliare quel momento del senso religioso.

Però sua nonna avrebbe comunque potuto convertirsi, se avesse insistito...
«Il fatto che si comportasse come un'ebrea bastava. Il rabbino era entusiasta di lei.»

Amos, che pure ha sofferto l'ostracismo della sua famiglia, è pronto a scacciare la figlia quando sembra che voglia sposare un goy, un non ebreo.
«In una piccola comunità, i matrimoni "fuori" sono impensabili. È una caratteristica di tutte le minoranze.»

Però è proprio una contraddizione.
«Lo è, ma la letteratura racconta le contraddizioni.»