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I giorni della paura di Daniele Mastrogiacomo

Autore: Federica Federico
Testata: Fuorilemura.it
Data: 30 novembre 2009

“Mi chiamano, affettuosamente, il redivivo. Ma è proprio per una serie di circostanze fortuite, tra loro scollegate, e per l’azione di alcuni uomini e donne, che sono tornato a casa”.
Quante volte abbiamo provato ad immedesimarci nei protagonisti di avventure ai limiti del sostenibile? Lanciarsi da un’auto in corsa per fuggire ad un rapimento, correre nel deserto per sottrarsi a degli aguzzini, reagire ad un interrogatorio che determinerà la nostra vita o la nostra morte, pensare a quale potrebbe essere la risposta migliore ad una provocazione, sopravvivere all’uccisione di un compagno, attendere la libertà minuto dopo minuto, giorno dopo giorno e poi una volta scarcerati pensare a cosa faremo, cosa diremo, a quale sarà il nostro primo gesto tornando a casa dopo un’esperienza tanto sconvolgente?
Ecco, leggendo il libro autobiografico della prigionia in Afghanistan di Daniele Mastrogiacomo, ci si immedesima, si sente la paura, la speranza, l’esitazione, la voglia di capire. E, sopratutto, di sopravvivere.
A volte si dimentica che il racconto è reale, storia vissuta. E’ più facile pensare che tanta atrocità sia la trama di una sceneggiatura, sia finzione. Ma ovviamente non è così. Ed ogni volta che ce lo ricordiamo, come un lampo, la paura torna ad afferrarci lo stomaco. E gli occhi si spalancano a divorare le pagine che senza sosta scorrono sotto uno sguardo sempre più attonito.
Daniele Mastrogiacomo condivide i suoi pensieri e le sue emozioni. Il suo tempo diventa il nostro. Ma, per noi lettori, solo nella conoscenza dei fatti. Perché un’esperienza del genere, se non l’hai vissuta, non potrai mai arrivare a comprenderla fino in fondo. Non potrai mai afferrare cosa voglia dire avere la vita appesa al nulla. Un umore storto, una frase sbagliata, un commento fuori luogo, possono determinare la tua morte.
“Ho dovuto imparare a controllarmi, a dire e non dire, a tacere e a rispondere solo se interrogato, a discutere e a provocare quando era il caso, a domandare e ascoltare. Il dialogo per me restava importante. Volevo studiare la situazione, individuare colui che reggeva le fila del nostro sequestro, da dove giungevano gli ordini superiori. Una strategia che aveva un solo scopo: restare in vita, resistere fino alla fine di quell’incubo.”
“Un’autenticità rara, anzi rarissima, quasi irraggiungibile…” scrive Bernardo Valli nell’introduzione.
Il racconto scorre emozionante e carico di tensione. E mentre una realtà lontana si concretizza, la sensazione di sbigottimento cresce. Fino alla fine. Alla liberazione. A quelle braccia alzate al cielo all’arrivo in aeroporto, “in Italia, vivo, sfuggito a un mattatoio”.
La storia è cronaca. Il 5 marzo 2007, Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica, viene sequestrato in Afghanistan, insieme al suo autista Sayed Haga e al collega Adjmal Nashkhandi, che gli fa da interprete.
Autori del rapimento sono miliziani talebani, il regista è il mullah Dadullah, con cui il giornalista aveva in programma un’intervista. Un libro che è anche uno sguardo sull’Islam dei talebani e sulla jihad.