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Contabilità d'amore

Autore: Giulio Busi
Testata: Il Sole - 24 ore
Data: 21 marzo 2010

Una cosa è certa, la figlia del rabbino ha una faccia da cavallo. E dire che sarebbe un buon partito per uno come Amos, che sta facendo fortuna da sé, giovane leone «sconsolato nella sua solitudine ma sempre pronto a battersi». Saluzzo non è esattamente una metropoli, e la minuscola comunità ebraica offre ben poca scelta in fatto di ragazze da marito. Ecco perché, scartata Sarina, Amos, vestito da festa, si mette i viaggio verso una vera città. A Cuneo sì, che si può frequentare il bel mondo e conoscere ebrei di vedute moderne, eleganti e colti, come per esempio i Todros. Tra un invito per il tè e le chiacchiere nel giardino col gazebo, il giovane di belle speranze s'invaghisce della figlia di mezzo, Margherita. Comincia così un castissimo corteggiamento con letterine che fanno la spola, e preparano la strada per un matrimonio tutto buon senso borghese. Amos ha preso la guida della modesta banca privata, il Novecento è appena cominciato e per gli ebrei piemontesi il successo economico è a portata di mano. Il banchiere i conti li sa fare ma la contabilità del suo cuore gli gioca uno scherzo imprevisto. Quando Teresa gli offre un cesto di ciliegie, Amos è perduto. Lei ha diciotto anni, incontenibili capelli castani e non ha un difetto al mondo, se non che è figlia di contadini, naturalmente cristiani.

La sposa gentile riesce a evocare la grande storia del secolo scorso attraverso i turbamenti dei due protagonisti, abbastanza sconsiderati da decidere di vivere la loro passione contro le convinzioni dei benpensanti. La differenza social e quella religiosa valgono per tutti, tranne che per Amos e Teresa. E se al di fuori vorticano pregiudizi e incomprensioni, tanto più accogliente è l'arcana complicità che lega i due, consanguinei nell'anima. Con stile nitido e gusto sicuro per i dettagli minori, Lia Levi fa da guida nel mondo appartato del giudaismo piemontese, tra desideri d'integrazione e orgoglio per le proprie tradizioni. Nulla più ma anche niente di meno di una compiuta storia d'amore, arricchita da copiosa amarezza.