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Autore: Valerio Calzolaio
Testata: Il Salvagente
Data: 20 novembre 2004

Torino. 14 ottobre 2004. In uno scatto d’ira la madre uccide a coltellate la figlia ventenne.

Ha 45 anni, rugosa e inflaccidita, fa la donna di servizio per 6,50 euro in nero, grigia vita da discount, almeno tre bottiglie di vermouth alla settimana, a ballare due sabato al mese, schedina e novella 2000, gode solo masturbandosi dopo il sesso di coppia, sposata con Arturo, ex metalmeccanico sindacalizzato e di sinistra, disoccupato per due anni, ora magazziniere.

La figlia era carina, gambe lunghe, terza di seno, sedere disegnato, diplomata all’istituto tecnico, lavorava come pony express in giro con motorino e cellulare, spendeva molto nelle collezioni da edicola, amava Abdel un tunisino rimpatriato proprio dopo la denuncia della madre, razzista, cattiva, invidiosa. Vivevano in un piccolo appartamentino di 62 metri quadrati, figlia e padre silenti resistenti, come la madre scopre dal diario di lei.

E’ un delirante asciutto monologo di disperazione femminile questo racconto lungo di Massimo Carlotto (“Niente, più niente al mondo”, edizioni e/o 2004, pag. 69, euro 7), teatrale contabile invettiva di una classica povera vittima e carnefice. Ovunque la Fiat, anche in scala. Segnalo la canzone dell’ossessivo verso del titolo, a pag. 31. Consigliato agli uomini, affinché reagiscano nel privato e nel politico