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La Debicke e… Una viennese a Parigi

Autore: Patrizia Debicke
Testata: The blog around the corner
Data: 7 marzo 2018
URL: http://theblogaroundthecorner.it/2018/03/la-debicke-e-una-viennese-a-parigi/

Dallo straordinario autore della Melodia di Vienna, Una viennese a Parigi di Ernst Lothar, riscoperto e ripubblicato dalle edizioni e/o, uno dei capolavori della letteratura mitteleuropea dovuti alla penna del grande autore austriaco. Il libro, scritto con lo scopo di smuovere le coscienze e condannare la supina acquiescenza occidentale nei confronti del nazismo dilagante, fu pubblicato per la prima volta in America nel 1941, con la guerra in corso, con il titolo A woman, is fitness, in forma più breve e parzialmente censurato.

Austria, 1938, i nazisti hanno occupato Vienna e l’Europa è sempre più vicina al baratro del secondo conflitto mondiale. La storia, narrata da Lothar sotto forma di diario ed epistolario – nel prologo scrive che gli è stata consegnata da qualcuno a New York, nel 1940 – parte proprio dal 1938, quando Franzie, Fanciska Langer, ventiquattrenne austriaca di buona famiglia, lascia Vienna invasa dall’esercito di Hitler per rifugiarsi a Parigi. Franzie non è ebrea, come tanti altri profughi austriaci, non fa parte di una minoranza etnica o religiosa, ma non riesce a sopportare la progressiva ascesa di Hitler, accolta passivamente da gran parte dei suoi concittadini che subiscono, senza fare nulla o peggio come offuscati da un’improvvisa e ottusa cecità, la presenza a casa loro delle forze naziste. Potendo scegliere, Franzie si fa trasferire a Parigi in un ufficio di corrispondenza della RKO, la stessa casa di produzione cinematografica per la quale lavorava a Vienna. In Francia tutto è diverso: si respira ancora la libertà, nessuno teme la denuncia del vicino di casa, i cartelloni dei teatri esibiscono gli spettacoli, i bistrot traboccano di gente. Sì, la vita sembra di nuovo meravigliosa, i miracoli possono accadere, anzi accadono, e il più bello per lei sarà Pierre Durand, il celebre giornalista di «Le Figaro». Franzie lo incontra durante una serata presso amici francesi. Il suo sarà amore a prima vista. Come può resistere a un uomo che le regala rose bianche e rosse, che scrive entusiasmati articoli contro il nazismo, difende senza paura le proprie opinioni e come lei ama la libertà? Che importa se è già sposato, se ha due bambine e se Franzie deve ancora rompere con Karl il quasi fidanzato viennese in carriera nel Terzo Reich. Niente e nessuno potrà intralciare il loro rapporto e Pierre riuscirà, sia pure a prezzo di lunghe difficoltà e ricatti dalla prima moglie, a ottenere il divorzio e sposarla.

Una viennese a Parigi, oltre a essere un romanzo di denuncia, è anche un’avvincente love story vissuta tra il 1938 e il 1940, anni che diventeranno presto bui e durante i quali, i sentimenti più intimi e personali saranno calpestati e travolti dalla barbara violenza collettiva. Inutile illudersi e sperare: anche a Parigi, la polizia segreta del regime sta indagando e tessendo minacciose trame. L’amore e la passione si trasformeranno in una continua e coraggiosa battaglia contro il male. Anche stavolta, in Una viennese a Parigi, come aveva già fatto con Melodia di Vienna, Ernst Lothar riesce a mischiare l’amore alle tante umane sfaccettature che governano una vita e, infilando sullo sfondo personaggi quali Himmler e lo stesso Hitler, ci restituisce lo spaventoso immaginario di un’intera epoca. Piccole realtà quotidiane e grandi eventi politici, speranze e frustrazioni si avvicendano sulla scena, mentre l’esercito tedesco avanza ciecamente inarrestabile e occupa Parigi. E dunque è troppo tardi, perché il destino sta per condannare Franzie e Pierre a un disperato epilogo, proprio ora che Franzie ha avuto un bimbo e la vita sembrerebbe solo sorridere. Ma Pierre Durand ha dovuto combattere per il suo paese, come migliaia di altri innocenti, e morire. E Franzie, per difendere suo padre che l’ha raggiunta a Parigi, non esiterà a uccidere un ufficiale delle SS. Doveva farlo per ribellarsi e proteggerlo. Per questo due anni prima aveva lasciato Vienna, dove ormai tutti avevano paura di tutti. E ora, non avrebbe mai potuto scendere a compromessi.

Il romanzo, che inizia a Parigi il 10 aprile 1938, si chiuderà con una lettera di addio ai genitori e al figlio di un anno, sempre a Parigi, il 13 agosto del 1940, prima che Franzie Langer, diventata madame Franzie Durand, sia giustiziata. Una viennese a Parigi è una storia avvincente, a suo modo tradizionale (la scrittura sotto forma di diario, in auge fin dal Settecento, vedi Memorie di Casanova eccetera, è una delle più diffuse nella letteratura ). Lothar infatti l’ha costruito come una vera e propria raccolta epistolare che permette a noi lettori di conoscere, giorno dopo giorno, anno dopo anno, ciò che accade alla protagonista e al mondo in cui viveva. Ma a conti fatti è soprattutto una trama struggente che, con un forte significato morale, rappresenta un atto d’accusa contro la prevaricazione, che rifiuta ogni connivenza con la follia omicida del nazismo. La drammatica storia di Franzie è un inno al coraggio e alla speranza. Resa maggiormente drammatica dal nuovo alito di libertà che la ragazza scopre attorno a sé dovuto soprattutto al contatto con persone, come la sua collega di lavoro Elinor e il suo fidanzato Charlie, in forza al consolato generale americano. Il volontario esilio di Fraulein Langer l’ha portata a Parigi, perché non sopportava più l’idea di vedere i nazisti calpestare il suolo austriaco. Ma proprio a Parigi, dove ha ritrovato la libertà, incontrato l’illusione della felicità e tragicamente perduto il suo grande amore, deciderà di non scappare più e affrontare coscientemente il suo sacrificio.

Ernst Lothar Müller (Brno 1890-Vienna 1974) è stato uno scrittore, regista e critico teatrale, grande interprete dello spirito austriaco. Per meglio comprendere il reale significato di Una viennese a Parigi bisogna ripercorrere parte della vita di Lothar. Anche Ernst Lothar, al pari di Franzie, aveva vissuto l’Anschluss. Quando nel 1938 i nazisti presero il controllo dell’Austria, Lothar, di origini ebraiche, dovette lasciare Vienna e si rifugiò in Svizzera. In seguito dalla neutrale Svizzera passò in Francia e poi in America, a New York, dove fondò l’Austrian Theater. Nel 1944 Lothar divenne ufficialmente cittadino degli Stati Uniti.