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Amos, amato dalla moglie ma tradito dalla razza

Autore: Giulia Borgese
Testata: Corriere della Sera
Data: 23 aprile 2010

È il capodanno del 1900 e Amos Segre, giovane banchiere piemontese di Saluzzo, giura a sé stesso che al compimento del trentesimo anno dovrà aver realizzato i suoi due sogni fondamentali: una solida ricchezza e una moglie con cui dar vita a un'altrettanto solida famiglia. Così comincia il nuovo romanzo di Lia Levi, un altro capitolo della sua Trilogia della memoria: ma qui, paradossalmente, protagonista è una non ebra, è La sposa gentile del titolo (Edizioni E/O, pp. 213, €18). I sogni si realizzeranno, tuttavia Amos, pieno di figli amatissimi e cose grandiose, stimato da tutti per la generosità, il senso degli affari e anche della giustizia, giunto alla fine della sua vita dovrà accorgersi che la sua scommessa iniziale non aveva tenuto conto di quanto quel secolo avrebbe portato all'Europa. È il 1937, e solo col suo medico Amos può condividere in segreto la sbigottita angoscia per l'assassinio in Francia dei fratelli Rosselli: è chiaro che la catastrofe è alle porte «e gli ebrei ci sarebbero sprofondati dentro con le mani e i piedi legati». E le leggi razziali colpiranno uno ad uno i numerosi membri della famiglia, anche se a proteggerla, per quanto può, c'è Teresa, la «sposa gentile», la contadina forte e bellissima di cui Amos si innamora al punto da volerla sposare, sfidando l'ira del padre, dei potenti, del rabbino persino e di tutta la comunità ebraica. Soltanto l'amore della sposa gentile per il marito era stato così potente da spingerla a diventare ebrea anche lei, a farsi accettare nella sinagoga, a riportare l'unità nella famiglia. È il romanzo avvincente e poetico di un matrimonio – e di un patrimonio – ma soprattutto di una donna non comune: ed è una storia vera, se l'autrice alla fine sente di dover aggiungere un corsivo per tutti quei lettori che vorranno sapere, appunto, come è andata a finire questa storia.