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La libreria del buon romanzo

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: SoloLibri.net
Data: 7 maggio 2010

Una copertina come quella scelta per pubblicare questo romanzo è un richiamo irresistibile per lettori assetati di romanzi. Quando poi il titolo parla di Buon Romanzo, non c’è più difesa: quel libro va letto immediatamente. Io sono tra questo tipo di lettori, e quindi il libro l’ho comprato e divorato. E’ un bel libro? Credo di sì, ma certamente è un libro che ha dei destinatari certi e numerosi, che non possono non identificarsi in molti dei personaggi presentati: librai, scrittori, critici, commessi di libreria, lettori, clienti, editori, pubblicitari, esperti di marketing…..

Nel romanzo c’è tutto e anche qualche cosa in più. La storia è presto raccontata. In tre diversi luoghi appartati della provincia francese, a distanza di pochi giorni, tre noti scrittori vengono aggrediti, feriti o spaventati in modi diversi ma efficaci. Paul Neant , vecchio alcolista e grande scrittore in crisi creativa viene trovato abbandonato in un bosco, completamente ubriaco, e per poco non muore. Anne Marie Montbrun, brava guidatrice viene scaraventata in una scarpata con la sua auto e rischia la morte; analoga sorte tocca a Mermel Le Gall, terrorizzato da strani tipi che lo aspettano vicino ad un dirupo durante la sua solitaria passeggiata quotidiana. Questo antefatto fa pensare ad un romanzo giallo, e per molti aspetti l’intero romanzo può essere definito un giallo, in cui la vittima, però, è la buona letteratura. Questo l’assunto principale del romanzo, a cui l’intreccio rimane fedele. I due veri protagonisti della storia sono Ivan George e Francesca Aldo Valbelli: provengono da mondi diversi, lui un ex sessantottino che ha viaggiato, fumato, lavorato, ma soprattutto ha letto di tutto; lei, aristocratica italiana sposata ed un ricco e potente imprenditore parigino, ha perso l’unica figlia e affida ad un sogno, l’apertura di una libreria tutta speciale, la sua possibilità di sopravvivenza psichica. I due sembrano intendersi alla perfezione: amano i buoni romanzi in modo quasi maniacale, disprezzano la letteratura di consumo, hanno un’idea della letteratura globale, legata alla qualità e non alla quantità, alla buona scrittura a prescindere dal successo di critici e vendite, capiscono che esistono potenziali lettori nei quali si identificano, lettori colti, curiosi, intelligenti, pronti ad accogliere una libreria che sia rispondente alle loro richieste di una letteratura che non strizzi l’occhio alla rapidità, al consumismo ma esclusivamente alla qualità. Per essere certi che le scelte non siano solo soggettive ma legate a persone più che competenti, i nostri due si rivolgono, separatamente e segretamente, a otto importanti autori francesi, i quali stileranno liste di almeno trecento volumi l’anno, che costituiranno il punto di partenza degli scaffali della nuova libreria. Le idee di Van e Francesca sono largamente condivise dagli scrittori prescelti i quali si mettono alacremente al lavoro e presto i capitali di Francesca permetteranno di aprire le vetrine del “Bon Roman”, nella rue Dupuytren, al centro di Parigi, dopo una campagna pubblicitaria sobria ed elegante, come è elegante e distaccata la proprietaria che, pur lasciando molta responsabilità al socio e al malgascio Oscar, commesso-libraio prezioso, dietro le quinte muove denari, conoscenze, contatti, critici che assicurano all’impresa un sicuro successo. Purtroppo non può contare sul marito, Doultremont, assai scettico sulle possibilità di riuscita di un’idea di commercio non basata sul solo profitto economico. Molti altri personaggi entrano in gioco, compreso il poliziotto/lettore Heffner, a cui i due librai sono costretti a ricorrere dopo gli attentati ai tre scrittori, e poi quattro dei loro segreti grandi elettori.

Molto difficile ripercorrere tutte le tappe di questo romanzo-miniera, dove in ogni pagina si condensano citazioni di libri, titoli di romanzi, nomi di autori poco noti, semisconosciuti o notissimi, riviste, periodici, nomi di critici, di gente che gira intorno all’industria culturale francese, di operatori esteri che vorrebbero copiare l’idea del Buon Romanzo, di ammiratori entusiasti, di detrattori e nemici che ingaggiano contro la libreria una lotta senza esclusione di colpi, senza mezze misure, che porterà all’inatteso e drammatico finale. C’è l’amicizia che si basa sulla condivisione dei gusti intellettuali e culturali, c’è l’amore passione, c’è l’amore appartato e sofferente perché impossibile, c’è il dolore per la perdita, c’è il valore dell’attività culturale come senso da dare alla vita propria e di chi ne condivide gli obiettivi, c’è la delusione, l’incompresnsione, la violenza cieca, la volgarità, l’invidia. Ma soprattutto in questo romanzo c’è l’amore autentico per la letteratura, per l’oggetto libro, per i grandi scrittori del passato e del presente che in ogni momento possono dare un senso alla vita di che si affida alla letteratura come medicina per il cuore. Leggere La libreria del buon romanzo fa venire voglia di leggere anche a chi non ci è abituato, induce pensieri positivi sul valore della letteratura, sulla possibilità di comunicare attraverso le letture comuni, sulla chiave per capire la realtà che buon autori ci sanno trasmettere. La qualità letteraria della scrittura? Un libro molto francese, mi viene da dire, un pochino costruito forse, molto ben tradotto, facile a leggersi anche se molti passaggi avrebbero bisogno di essere riletti e sottolineati…. quelli soprattutto dedicati alla parte finanziaria della vicenda raccontata, ma è tale la voracità di lettura che si finisce per privilegiare quello che ciascun lettore può ricavare da questo bel romanzo sul romanzo.