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Giorno di Pioggia a Madras

Testata: Wuz.it
Data: 25 maggio 2010

"Quella notte, la nostra prima notte di nozze, Samir ha dormito con le braccia incrociate sul petto. La mattina, quando Nafiza mi ha svegliata per vestirmi, se n’era già andato. Non mi aspettavo che mi lasciasse sola il primo giorno da sposati, ma certo anch’ io avevo fatto cose che lui non si era aspettato."

Inizia con un’aria di festa e termina con la processione dell’ultimo giorno di muharran nel ricordo luttuoso della battaglia di Kerbala il romanzo Giorno di pioggia a Madras di Samina Ali, scrittrice nata a Hyderabad e cresciuta tra India e Stati Uniti. Inizia con tutte le aspettative di una ragazza alla vigilia delle nozze e termina con la tristezza di un fallimento. Inizia con uno sfolgorio di colori e termina con il tetro nero dei burqa. Nel mezzo c’è un confronto tra due culture, dell’Oriente e dell’Occidente, una storia d’amore che non fiorisce mai, una rivelazione traumatizzante in un giorno di pioggia a Madras.

L’io narrante è quello di Layla, che è tornata in India per sposarsi. La famiglia di Layla vive da anni negli Stati Uniti, il matrimonio è stato combinato dalla madre, una donna amareggiata dal divorzio voluto dal marito che, dopo, si è risposato e ha avuto altri due figli. Layla non ha potuto sottrarsi alla volontà della madre, anche se trema per quello che potrà succedere perché non è più vergine. In India questo è inammissibile: per questo una sposa può essere rimandata indietro dopo la prima notte, la vergogna della famiglia d’origine giustificherebbe anche un’azione violenta da parte del padre nei confronti della figlia che lo ha disonorato. Eppure a Layla non succederà nulla, il novello sposo Samir tacerà, la suocera pure. Il perché verrà fuori nel giorno di pioggia a Madras, dove Layla e Samir andranno in luna di miele, approfittando del viaggio per richiedere il passaporto e il visto perché Samir possa andare negli Stati Uniti con la moglie.

Un centinaio di pagine per descrivere i cinque giorni della cerimonia di nozze può sembrare eccessivo, eppure sono pagine necessarie, una sorta di lungo ponte che Layla deve attraversare tra gli Stati Uniti, in cui è cresciuta (e dove tutti la consideravano straniera) e l’India, dove tuttora la sua famiglia ha una casa (e dove lei è guardata con diffidenza perché ‘americana’), tra il passato di studentessa in jeans che ha fatto entrare di notte, nella sua camera, un ragazzo americano, e il presente di indiana, con le mani dipinte con l’henné, sari di colori diversi per ogni giorno che precede la cerimonia vera e propria. Un trionfo di colori, musica, profumo stordente e dolciastro di gelsomini, chiacchiere di donne che non la lasciano mai sola, mentre cresce la tensione e la paura dentro di lei. Chi ha visto il film ‘Monsoon wedding’ e pensa di saper tutto su un matrimonio indiano, ha solo una pallida idea di quanto venga investito, in termini di denaro, regali, preparativi. Di quanto ogni singolo dettaglio sia una spia rivelatrice di altro, delle possibilità economiche e delle credenze o della adesione perfetta al credo religioso - che è musulmano nel caso delle due famiglie coinvolte nel romanzo.


Dopo, dopo che Layla non sa spiegarsi la sua buona fortuna nel non essere stata immediatamente ripudiata, inizia il lento cambiamento della diciottenne Layla. Dalla ragazza moderna che era, Layla si lascia ‘abbracciare’ dalla famiglia del marito. Credeva di essere innamorata dell’americano Nate e invece è sempre più attratta dal marito Samir.
Layla, il cui padre è cardiochirurgo in America e che credeva di essere più americana che indiana, accetta intrugli di fattucchiere per porre fine alle sue perdite di sangue, si lascia accompagnare da ciarlatani, indossa il burqa, studia l’arabo per leggere il Corano, è tentata di restare per sempre a Hyderabad. Cosa che Samir non vuole affatto. Perché l’ha sposata? Per il passaporto? Perché spera di cambiare qualcosa di sé in America? Per essere, piuttosto, del tutto libero di essere se stesso laggiù?

Giorno di pioggia a Madras è un libro pieno di tensioni e di spaccature a livello personale, con i due protagonisti che sono sdoppiati, anche se in maniera diversa, e, in una visione più ampia, c’è poi il divario tra coloro che sono stretti osservanti e i musulmani non praticanti. Per culminare infine nei disordini che sembrano avere una ricorrenza ciclica, nella caccia ai musulmani: il romanzo si conclude con una tragica morte, che darà a Layla la spinta decisiva per fuggire, abbandonando un mondo in cui ormai non può più riconoscersi.