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Fotofinish

Autore: Marilia Piccone
Testata: Stradanove.it
Data: 6 luglio 2010

Un noir della memoria. È così che il romanzo “Fotofinish” di Tito Topin viene definito sul retro copertina. Solo a lettura terminata ci renderemo conto di che cosa questo significhi, e di quanto sia appropriato il titolo, con la sua allusione alle tecniche moderne di ritocco dell’immagine.
   “Fotofinish” è la storia di un viaggio- viaggio vero che inizia con l’arrivo di una coppia, Christian e Valentine, all’aeroporto di Casablanca, dopo quarant’anni di assenza dal Marocco, viaggio nel passato con l’incontro di vecchi amici insieme ai quali si scava nei ricordi di un tempo lontano, viaggio nella coscienza, infine, per far venire alla luce che cosa è veramente successo ad André, il grande amore di Valentine diciassettenne.
   “Noi l’amavamo tutti”, dice Christian. Più avanti il professore di francese Blanchard dirà, “Lo amavo”. Che cosa aveva questo André per farsi amare da tutti? Sfrontato, ribelle, impudente, audace, bugiardo, ambiguo: André era tutto questo. Eppure Christian aveva accettato di nascondere una pistola carica per lui, quando appena lo conosceva da una manciata di minuti. Valentine aveva piantato il ragazzo con cui usciva, per mettersi insieme ad André. André era riuscito a far credere a dei militari che suo padre era un famoso pilota della Raf il cui aereo era stato abbattuto dai nazisti.
   Qualcuno aveva persino detto che, in effetti, assomigliava a suo padre. Durante la guerra suo padre, invece, era stato un collaborazionista ed ora era semplicemente un impiegato all’ufficio passaporti. André riusciva a mentire con un’inventiva straordinaria, anche la volta che era intervenuta la polizia perché lui era stato picchiato da dei marocchini. Aveva raccontato una storia incredibile, su come avesse corteggiato la sorella di uno dei picchiatori, una danzatrice del ventre. E i poliziotti, seppure perplessi, se l’erano bevuta.
   Mentre leggiamo il romanzo di Topin abbiamo l’impressione che tutto un rullino fotografico venga stampato sotto i nostri occhi, e tutte le fotografie hanno un unico soggetto: André. Ma è come se i fotografi dietro il mirino fossero diverse persone che fanno inquadrature diverse, perché i narratori sono più di uno- sentiamo Christian (che è sempre stato innamorato di Valentine) e Valentine, e poi l’uomo che da ragazzo era a scuola con loro e che ora fa il chirurgo estetico, e sua moglie, e poi ancora il professore di francese. Ognuno aggiunge un ritocco all’immagine di un ragazzo che forse aveva sempre voluto morire- come sostiene Christian. La domanda, però, è: come è morto? È vero che si è suicidato?
   Sullo sfondo di tutte le foto c’è il Marocco del 1955 che sta per ottenere l’indipendenza. E allora la crisi giovanile del gruppo di studenti di cui fa parte André ha qualcosa che la distingue da quella attraverso cui passano tutti gli adolescenti, perché loro si trovano davanti ad un probabile abbandono forzato del paese in cui sono nati e cresciuti- per andare dove? Tra di loro, poi, c’è una netta spaccatura, fra chi sostiene il diritto del Marocco a staccarsi dalla Francia e chi, invece, si arrocca su posizioni colonialiste. A quale dei due gruppi apparteneva André?
    Il finale di questo libro, che si legge di un fiato, è spiazzante.