Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Questa sera è già domani di Lia Levi

Autore: Elisa Santucci
Testata: Il mondo incantato dei libri
Data: 27 luglio 2018
URL: https://ilmondoincantatodeilibri.altervista.org/questa-sera-e-gia-domani-di-lia-levi/

Questa sera è già domani ha vinto Il premio Strega Giovani 2018 e subito ti poni la domanda se ai giovani interessa di più la memoria storica del nostro paese degli adulti. Un libro fortemente attuale anche se racconta una storia ambientata nel 1939, con la promulgazione delle leggi razziali.

Lia Levi racconta la vita di tutti i giorni della famiglia Rimon , ebrei benestanti non particolarmente osservanti , con un figlio: Alessandro che si preannuncia un genio con estremo orgoglio della madre sempre acida ed arrabbiata col mondo , Marc il padre un intagliatore di diamanti nativo belga con passaporto inglese, un uomo colto ed intelligente ma non abbastanza risoluto verso sua moglie.

La voce narrante è Alessandro che non riesce a capire il motivo di ciò che sta accadendo , con i genitori ed i parenti che non credono all’evidenza e si rifiutano di lasciare una Genova ormai diventata invivibile per gli ebrei.

I ragazzi cominciano ad essere allontanati da scuola , agli adulti vengono ritirate le licenze e licenziati i dipendenti. Una comunità di gente tranquilla e perbene che ad un certo punto senza capirne il motivo, diventano i nemici della città dove sono nati e vissuti, la reazione immediata è non è possibile non ci succederà nulla, l’Italia non è la Germania , la negazione della realtà che non fa altro che ritardare i loro piani di fuga verso la salvezza. Ma ormai sono diventati profughi senza patria, i paesi europei discutono tra loro ma nessuno li vuole accettare, in questo vedo una triste analogia con la storia dei migranti che l’Unione europea si rimpalla e nessuno li vuole nel proprio paese.

La fuga degli ebrei dal regime nazista, dopo che 32 paesi europei si riuniscono per decidere che nessuno li vuole, rimane solo la neutrale Svizzera che certamente non può accoglierli tutti, il passaggio da persone normali con una vita serena , benestante allo status di profughi, l’esperienza del confino , la fuga verso la Svizzera aiutati da persone senza scrupoli che fanno soldi sulla vita degli altri, non vi viene in mente nessuna analogia con i nostri tempi?

Alessandro li guardava. Come avrebbe scelto lui non lo sapeva. Gli venne in mente la frase di nonno Luigi: “Meglio un cane vivo che un leone morto”. La diceva spesso, di sicuro gliel’aveva insegnata la nonna prima di lasciargli la catenina destinata a lui, doveva essere un proverbio ebraico.

Una sera, tornati a casa, alla luce della lampada appoggiata sul tavolo, ognuno di quegli onesti cittadini avrebbe riempito con cura e secondo le regole il foglio come gli capitava un tempo con i compiti della maestra.

Solo alla fine del libro scopriamo che attraverso la voce di Alessandro , l’autrice ci racconta l’odissea verso la salvezza in Svizzera di suo marito Luciano Tas.

Un romanzo che attraverso un passato triste e spaventoso vissuto dai nostri avi, può e deve essere di monito alle nuove generazioni . La politica dell’odio e del nazionalismo esasperato non ha portato in passato e mai porterà nulla di buono. Non si può restare a guardare mai , bisogna far sentire la propria voce nel dissenso. Un libro con protagonisti una famiglia ebrea nel periodo del secondo conflitto mondiale, ma che a differenza di tanti altri non ci parla direttamente di olocausto ma dei sentimenti delle persone che si sono trovate in quella terribile situazione. La paura, l’incertezza, l’incredulità che quello che stia accadendo sia vero , ed il tutto raccontato dal punto di vista di un ragazzo Alessandro .

La penna di Lia Levi è sempre lieve e colta, ti racconta delle vite normali nel momento più tragico della storia italiana, e già dalle prime pagine ti appassiona , la storia che passa attraverso la vita di una famiglia comune senza particolari colpi di scena , un libro da leggere , il racconto del passato per non dimenticare il genocidio avvenuto sugli ebrei europei in quei tristi anni .

Un libro che consiglio a tutti, a chi ha rispetto della memoria storica , ma soprattutto a chi preferisce dimenticare..