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La sposa gentile di Lia Levi

Autore: Elisabetta Bolondi
Testata: SoloLibri.net
Data: 19 aprile 2010

La prima cosa che colpisce nel libro di Lia Levi è la bellissima copertina: il profilo di una bella donna con una cloche calata su un volto intenso. Allude alla protagonista del nuovo romanzo della scrittrice, Teresa, una bella e sensuale contadina diciottenne, educata in un collegio di suore alla periferia di Saluzzo, nell’anno 1900. E’ lei la sposa gentile del titolo, la giovane cattolica per la quale Amos, figlio di una famiglia di vecchia tradizione ebraica, abbandona famiglia, relazioni, religione, abitudini. Figlio minore di Franchin Segre, Amos eredita dal padre ancora in vita una piccola attività bancaria che con la sua abilità farà fruttare diventando presto sempre più ricco e stimato nella piccola comunità. Ma al momento in cui, scartata la fidanzata ebrea che gli era destinata dalla famiglia, decide di unirsi a Teresa, dai lunghi capelli castani, florida e sana come la terra da cui proviene, che lo renderà padre felice di Nerina, prima, e di altri numerosi figli in seguito, egli diventerà trasparente ai suoi parenti e concittadini.

La Levi è straordinaria nel raccontare i dettagli del progressivo inserimento di Teresa nel mondo che il marito ha dovuto abbandonare per amore di lei; aiutata da Sarina, la severa figlia del rabbino Lattes, Teresa imparerà le tradizioni ebraiche, i riti di feste e benedizioni, accetterà di diventare una moglie presentabile nei salotti in cui il banchiere Amos è invitato. La famiglia ebrea che l’aveva respinta dovrà fare i conti con la saldezza dei suoi principi, la dedizione assoluta al marito e ai suoi desideri, la capacità di accoglienza e di apertura verso ciò che non conosce, che è diverso da lei, pur rimandendo sempre se stessa.

Sullo sfondo della narrazione, Lia Levi disegna lo sfondo storico in cui la vicenda si inserisce; la Belle Epoque, l’età giolittiana e il fermento per il voto alle donne,il cinquantenario per l’Unità d’Italia e le sue ottimistiche celebrazioni, la crisi del socialismo, la guerra mondiale, l’avvento del movimento fascista, fino a giungere, nelle ultime pagine del libro, alla sciagurata alleanza di Mussolini con la Germania hitleriana. Amos, pur avendo compreso da tempo che, malgrado la sua fortuna economica, un pericolo oscuro minacciava la serentà della sua famiglia e del suo mondo, un pericolo rimosso da quanti, nella comunità ebraica si sentivano italiani a tutti gli effetti, muore appena prima della promulgazione delle leggi antiebraiche del 1938. Teresa gli sopravviverà, non più ricca come prima, ma dopo la morte dell’adorato marito, non più ebrea... Una scultura lignea del celebre Brustolon, una testa di Madonna col bambino, relegata in una stanza lontana, comparirà sul cassettone davanti al suo letto, simbolicamente a ricordare la sua devozione alla Vergine.

Lia Levi ci parla di un’Italia in cui il tentativo di integrazione fra diverse fedi, diverse origini, avrebbe potuto essere possibile, ma le vicende storiche di allora, come quelle attuali, sembrano scoraggiare questi tentativi. Una lingua agile, una narrazione fluida, una grande capacità di analizzare i risvolti più riposti dei personaggi, ci consegnano l’affresco efficace di una società lontana nel tempo, ma vicinissima alla nostra sensibilità. Ancora una volta, come in "Tutti i giorni di tua vita" e nel fortunato "Una bambina e basta", Lia Levi ha fatto centro nel cuore dei lettori che ne conoscono la grande forza narrativa.