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La sposa gentile

Autore: Pasquale Lubrano
Testata: Città Nuova
Data: 22 novembre 2010

Tra le scrittrici italiane, Lia Levi è quella che meglio esprime una propensione al dialogo tra uomini di fedi e convinzioni diverse. Le scelte e posizioni personali sono viste come possibilità di scambio vicendevole di valori e non di scontro. Lo abbiamo colto nella sua opera più importante, La trilogia della memoria, e lo respiriamo anche in questa sua ultima opera. Teresa, la protagonista, è una contadina il cui rapporto con la propria religione (cattolica) è vissuto con istintiva semplicità e senza vera consapevolezza. Nell’incontro con Amos, di religione ebraica, sperimenta la bellezza di un amore vissuto con slancio e generosità, senza rifl essioni di carattere teologico o pregiudizi per la religione altrui. Così pure Amos, che non vede nella diversa cultura di lei motivo di ostacolo. Quando, dopo il matrimonio, Teresa maturerà la convinzione di condividere l’esperienza religiosa del marito, lo farà non per rifi uto della propria cultura, ma perché mossa dal desiderio vivo di entrare fi no in fondo nella vita dell’uomo che ha rischiato tutto per sposarla. Amos, infatti, aveva rifi utato la posizione della propria comunità, a lui ostile perché innamorato di una cristiana. La vicenda narrata, descritta con leggerezza e poesia, percorre il primo Novecento per fermarsi nel momento in cui Amos muore: sono gli anni in cui vengono promulgate in Italia le leggi antiebraiche. Anche nella morte, Amos sconvolge la tradizione in quanto per lui prima di ogni altra scelta c’è la voce interiore della propria coscienza. «Sì, Amos aveva annunciato e seguito la legge mosaica e lasciato i suoi averi ai fi gli maschi, ma era alla moglie che andava il completo usufrutto di tutto il patrimonio. Finché fosse stata in vita era Teresa l’erede, la matriarca, la ricca». Cosa mai avvenuta prima.