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Divorzio all'islamica a viale Marconi, di Amara Lakhous

Autore: Gianmarco Raponi
Testata: Booksblog
Data: 2 dicembre 2010

Divorzio all’islamica a viale Marconi, di Amara Lakhous, appena uscito per e/o, racconta con ironia come le nuove generazioni di musulmani, costrette a emigrare, nel caso specifico in Italia, tentino di alleggerirsi di usanze gravose e arcaiche, ma anche di luoghi comuni di una cultura complessa e affascinante come può essere quella islamica.

Due culture, l’italiana e l’islamica, apparentemente lontane, si incontrano, si annusano, si confrontano e alla fine si integrano - perché è di questo che stiamo parlando - in un romanzo intelligente, che informa e racconta.

Due culture, due personaggi che si incontrano nel modo più inconsueto: Christian è un giovane palermitano, scuro di carnagione che sembra davvero un tunisino, laureatosi alla facoltà di lingue orientali, con una testi su Garibaldi a Tunisi, finisce per fare l’interprete dall’arabo per il tribunale.

Un giorno, un capitano del Sismi lo ferma sulla scalinata del tribunale e, dopo averlo fatto salire in macchina, gli fa: «Dottor Mazzarri, abbiamo bisogno di lei per una missione». Gli consegna un foglio dattiloscritto. Oggetto del documento: Operazione “Little Cairo”.

Il documento informa il dottor Mazzarri che i servizi segreti americani a loro volta hanno informano i nostri del Sismi di un imminente attentato terroristico a Roma, e i «soggetti gravitano intorno al Little Cairo, un call center in zona Marconi». Christian non ci pensa due volte, il Paese ha bisogno di lui: lascia tutto, famiglia lavoro e fidanzata, e quando arriva a Roma ha un bel paio di baffi e un nuovo nome: Issa.

Sofia, invece, è nata in Egitto, al Cairo, per l’appunto, e il suo nome non è Sofia, ma Safia: «per ogni immigrato la questione del nome è fondamentale […] Non conta se sei nato in Italia, hai la cittadinanza italiana, parli perfettamente l’italiano […] agli occhi degli altri non sei (e non sarai mai) un italiano doc […]. Diciamo che il nome è il primo marchio della nostra diversità».

Safia è costretta ad accettare un matrimonio combinato e segue il marito in Italia, che gli fa credere mare e monti e invece fa il lavapiatti in una pizzeria. Non solo, il marito diventa un po’ più ligio alle osservanze religiose e, per prima cosa, le impone il velo; poi il resto.

È felice Safia? Non esattamente, ma la bambina che arriva è di certo un grande momento per la sua esistenza. Ciò nonostante, manca un tassello: la realizzazione di sé. Safia si è laureata in Egitto, ma si è portata dietro il sogno di fare la parrucchiera, anche se con i suoi studi c’entra poco.

Sarà il maktùb, il destino, a far sì che attorno al Little Cairo non gravitino terroristi, ma si aggiri furtivo un sentimento ben più pericoloso che esploderà come una bomba e cambierà la vita di Safia e Issa, oh, ah già, Christian.