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L’anno zero della Berlino di Anne Wiazemsky

Autore: Erminio Fischetti
Testata: Fuori le mura
Data: 11 novembre 2008

Anne Wiazemsky è molto amata in Francia come scrittrice, attrice e regista di documentari, ma diviene una “sconosciuta” di fronte ai nomi a cui è legata: il suo ex-marito è il regista Jean-Luc Godard, suo nonno  era lo scrittore premio Nobel François Mauriac, ha esordito nel cinema nientemeno che con Robert Bresson e lavorato con Pasolini e Ferreri. Il suo ultimo romanzo, La ragazza di Berlino, è stato appena pubblicato in Italia da edizioni e/o e verrà presentato dall’autrice de L’eleganza del riccio, Muriel Barbery, mercoledì 8 dicembre alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria Più libri più liberi.

L’opera racconta una storia che riguarda la sua illustre famiglia, che però ha per protagonisti i due personaggi meno noti nel grande ingranaggio della Storia, che probabilmente, con il loro coraggio della giovinezza, più di altri hanno contribuito a farne parte: sua madre Claire e suo padre Ivan Wiazemsky, cresciuto in Francia e fuggito con i suoi genitori dalla Russia della Rivoluzione bolscevica del ’17 quando era ancora molto piccolo. Lei lavora nella Resistenza francese e nella Croce Rossa mentre lui come militare nella desolata Berlino dei mesi successivi alla sua caduta alla fine del secondo conflitto mondiale. Lo sfondo della vicenda è una città massacrata e distrutta, lacerata nel corpo e nello spirito. Claire guida le ambulanze della Croce Rossa che trasportano i morti e i feriti di un popolo affamato, Ivan soprannominato Wia, è un militare appena liberato dalla prigionia tedesca che si è unito all’Armata Rossa negli ultimi giorni di guerra. Ora quell’uomo e quella donna stanno cercando di aiutare quel popolo che è appena uscito dalla follia del nazismo e che si trova a dover pagare lo scotto di un passato nazionalsocialista e la privazione di un’identità fasulla.

Idealisti e scarmigliati i due protagonisti, insieme ai propri compagni, vivono i giorni della liberazione con grande gioia e speranza verso il futuro di una ricostruzione che porterà ad una nuova società e ad un nuovo mondo. Ma, prima che questo possa avvenire, devono fare i conti con la perdita e il vuoto, nel mezzo di una città fantasma dove la follia imperversa e dove la distruzione è l’unica certezza conclamata. Un luogo in cui c’è molto poco in cui sperare mentre la fame, gli stupri, la violenza dei vincitori sono più tangibili della stessa prostrazione dei vinti, rassegnati a questa nuova forma di sopruso.

È soprattutto lo sfondo della Berlino descritta dall’autrice a dare forza motrice a questo breve romanzo che si compiace di mescolare con elegante classicismo probabilmente uno dei topoi narrativi più abusati della storia della letteratura, ovvero l’innamoramento e lo sfondo della distruzione della guerra. La Wiazemsky dimostra del coraggio in tal senso perché riscatta l’apparente banalità di una storia composta di sentimenti “primari” attraverso l’asciuttezza della narrazione, depauperata da qualsiasi forma di sentimentalismo, tanto che il romanzo naviga controcorrente nel descrivere con naturalezza le sensazioni intime dei personaggi, in particolare della protagonista, un elemento che si rivela ancora più rimarchevole se contestualizzato all’interno della rappresentazione di due individui a lei cari come le figure genitoriali. Ma più di questo si manifesta sincero e dolorosissimo il ritratto di una città prostrata e di una generazione, che nonostante le durissime prove a cui dovette sottoporsi, non aveva perso il desiderio di andare avanti e sperare.

L’autrice descrive quasi con nostalgia quei giorni vissuti sulla pelle di altri e da lei “rivissuti” attraverso l’appropriazione della tradizione del racconto orale, ma schiaccia subito quel sentimento per  suggerire impietosamente che un’altra ombra si stava per stagliare su quell’universo, quello della cortina di ferro e della guerra fredda. Inoltre, non dimentica neppure di mettere in scena l’incontro-scontro fra due mondi  che incrociandosi vanno in opposte direzioni: quello del passato e della nobiltà della famiglia di lui, costretta ad adattarsi alla povertà, lontana dai fasti delle proprie origini della Russia zarista e quella del presente e del futuro della classe borghese intellettuale di una sinistra moderata composta dalla famiglia di lei e dal lustro-ombra di un genitore importante e stimato nel mondo accademico come François Mauriac. In un momento della Storia rimasto per sempre come uno spartiacque.